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domenica 5 aprile 2020

DON CURZIO NITOGLIA: MONDIALISMO, BENSON, ORWELL E IL CARDINALE NEWMAN


 


(1a parte)

BENSON E “IL PADRONE DEL MONDO”

d. CURZIO NITOGLIA
27 dicembre 2010

“In molti punti, gli eretici sono con me, in qualche altro no; ma a causa di questi pochi punti in cui si separano da me, non serve loro a nulla di essere con me in tutto il resto”
(S. Aug., In Psal. 54, n. 19; PL 36, 641).
*
Prologo

Nell’articolo precedente ho trattato dell’Europa di Maastricht quale tentativo di costruire il “mondialismo”, la “globalizzazione” e di instaurare il “Nuovo Ordine Mondiale”, commentando il libro di Ida Magli, La dittatura europea (Milano, Rizzoli, 2010). Ora mi accingo a riassumere quanto scritto da due letterati inglesi nel 1907 (Benson) e nel 1948 (Orwell) e a riprendere un discorso pubblicato da L’Osservatore Romano il 14 maggio 1879 sul liberalismo come nemico principale del cattolicesimo fatto il 13 maggio del medesimo anno dal card. John Henry Newman. Sorprendenti le loro intuizioni su ciò che sarebbe stata la società liberale e globalizzata, nella quale tutto è lecito tranne la verità e il bene, nella quale ci troviamo a vivere oggi, come dimostrato dal libro di Ida Magli e dagli avvenimenti che si svolgono sotto i nostri occhi.
 

Nell’articolo precedente ho trattato dell’Europa di Maastricht quale tentativo di costruire il “mondialismo”, la “globalizzazione” e di instaurare il “Nuovo Ordine Mondiale”, commentando il libro di Ida Magli, La dittatura europea (Milano, Rizzoli, 2010). Ora mi accingo a riassumere quanto scritto da due letterati inglesi nel 1907 (Benson) e nel 1948 (Orwell) e a riprendere un discorso pubblicato da L’Osservatore Romano il 14 maggio 1879 sul liberalismo come nemico principale del cattolicesimo fatto il 13 maggio del medesimo anno dal card. John Henry Newman. Sorprendenti le loro intuizioni su ciò che sarebbe stata la società liberale e globalizzata, nella quale tutto è lecito tranne la verità e il bene, nella quale ci troviamo a vivere oggi, come dimostrato dal libro di Ida Magli e dagli avvenimenti che si svolgono sotto i nostri occhi.

mercoledì 1 aprile 2020

ABATE P. FIEGE: PER BEM SANTIFICARE O MOMENTO PRESENTE É PRECISO SOFFRIRE CIÒ CHE DIO VUOLE E COME EGLI LO VUOLE

Abate P. Fiege
Corsia dei servi

Se la gioia si trova qualche volta sopra questa terra di esilio, la sofferenza vi tiene un posto ben più grande. Quante nubi vengono a oscurare e velare i luminosi raggi del sole! L'autore dell'Imitazione dice: “Disponete i vostri desideri e i vostri gusti e sempre vi troverete obbligati, vostro malgrado, a soffrire qualche cosa e così troverete sempre la croce. Poiché o il vostro corpo sentirà dolore, o soffrirete nell'anima i tormenti dello spirito. Voi sarete ora abbandonati da Dio, ora messi a dura prova dal vostro prossimo, e, cosa ancora più fastidiosa, sarete di peso a voi stessi”.
O mio Dio, come sarebbe lunga la litania delle prove alle quali siamo esposti! “L'uomo è un apprendista, - ha detto il poeta – e il dolore è il suo maestro”. Se lo potete, enumerate le croci che dalla culla alla tomba vengono a pesare più o meno noiosamente sulle vostre deboli spalle. Oggi è una sofferenza corporale, domani una sofferenza morale. Oggi una malattia si accanisce su di noi come un avvoltoio sulla preda, domani la maledicenza, la calunnia, la persecuzione, l'inganno verranno ad inseguirvi senza pietà. Spesso, senza sapere perché, ci lasciamo prendere dalla noia, dallo scoraggiamento. Il dovere ci costa e vorremmo sottrarci. Presto o tardi il vuoto si fa intorno a noi. I nostri parenti, i nostri amici, coloro sui quali noi contiamo, sui quali fondiamo le nostre speranze, colpiti dall'inesorabile morte, ci lasciano gli uni dopo gli altri. Sono piaghe che si aprono e non si chiudono più. In mezzo alla folla che si agita intorno a noi, resteremo isolati e anche nelle città più popolate e più pulsanti di vita, avremo l'impressione di essere in un grande deserto. Qualche volta, Dio stesso sembrerà ritirarsi da noi. La siccità, l'aridità e tentazioni di ogni sorta verranno ad assillarci. Come Gesù nel Getsemani potremmo dire: “la mia anima è triste fino a morirne”.

DOM THOMAS: SUL CORONAVIRUS E LA SITUAZIONE ATTUALE DEI CATTOLICI




Pubblicato sul sito brasiliano Borboletas ao Luar

Dom Thomás de Aquino è il vescovo brasiliano della Resistenza Cattolica


21 marzo 2020, festa di San Benedetto



Davanti alla pandemia del coronavirus e delle sue conseguenze, possiamo affermare che si tratta di un castigo divino per i peccati degli uomini: dei laici, del clero e del Santo Padre, i cui scandali gridano al Cielo.

Questa pandemia ha provocato profondi disordini nella vita sociale dei paesi colpiti, oltre ad un’alta mortalità. Questi mali sarebbero il segno della venuta dell’Anticristo? Possiamo chiedercelo, ma è difficile saperlo, faremo solo alcune osservazioni al riguardo.

Prima di questo, vogliamo raccomandare la Crociata del Rosario per ottenere la conversione delle anime, il perdono per l’abbandono della Tradizione – da parte della gerarchia nel Vaticano II – e la grazia della Consacrazione della Russia da parte del Papa e dei Vescovi del mondo intero.
E’ dalla Madonna e dal Rosario che verrà la salvezza del mondo.

La pandemia del coronavirus ha fatto delle vittime, ma è molto presto per valutare tutte le sue conseguenze. Quello che possiamo constatare sono, dal punto di vista spirituale e sociale, le misure preventive che, in Italia, in Francia e in altri paesi, limitano il numero dei fedeli alla Messa o addirittura ne proibiscono la celebrazione o la distribuzione della Comunione, e la pratica della Confessione.

martedì 31 marzo 2020

CARDINAL BURKE: DIFESO PER AVERE STABILITO UN LEGAME TRA IL CORONAVIRUS E O NON POSSUMUS DELLA ATTUALE SOCIETÀ

I teologi difendono il Cardinal Burke, che ha stabilito un legame tra il COVID-19 e la ribellione della società contro Dio

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews (27 marzo 2020) Martin Bürger mette insieme le repliche di numerosi cattolici alle accuse del New Ways Ministry nei confronti del Cardinal Raymond Burke di demonizzare la comunità LGBT menzionando la teoria del gender nelle sue osservazioni sulla fede cattolica e il coronavirus. Qui il messaggio del Cardinale Burke.

Numerosi insigni cattolici sono scesi in campo per difendere il Cardinal Burke dopo che un gruppo filo-omosessuale sedicente “cattolico” ha chiesto che Papa Francesco rimuova il cardinale dal pubblico ministero per aver stabilito un legame tra la piaga del coronavirus e l’allontanamento dell’uomo da Dio, specialmente nell’ambito della sessualità.
In una dichiarazione sulla pandemia di COVID-19 pubblicata il 21 marzo, il Cardinal Burke ha sottolineato che “una persona di fede non può evitare di considerare la presente piaga senza considerare anche quanto la nostra cultura popolare sia lontana da Dio”.

L’ex-prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il tribunale più alto all’interno della Chiesa cattolica, ha fornito una lista di modi in cui la società si è allontanata dal Creatore.
Non si tratta solo di indifferenza nei confronti della Sua presenza in mezzo a noi, bensì di ribellione aperta contro di Lui e contro il buon ordine con cui Egli ci ha creato e conserva la nostra esistenza”, ha affermato Burke.
Basti pensare ai costanti e violenti attacchi contro la vita umana, maschile e femminile, che Dio ha creato a Sua immagine e somiglianza: agli attacchi contro le vite di bambini innocenti e indifesi non ancora nati e a quelli contro coloro che sono più bisognosi delle nostre cure, contro quanti sono afflitti da gravi malattie, dall’età avanzata o da necessità particolari”.
Il cardinale ha criticato l’odierno “attacco pervasivo contro l’integrità della sessualità umana, della nostra identità di uomini e di donne, dietro la pretesa di definire per noi – spesso impiegando mezzi violenti – un’identità sessuale differente da quella che ci è stata data da Dio. Con preoccupazione ancor più grande siamo testimoni degli effetti devastanti della cosiddetta ‘teoria del genere’ sugli individui e sulle famiglie”.

Infine, il Cardinal Burke ha menzionato “un paganesimo che venera la natura e la terra”, sottolineando che “All’interno della Chiesa vi sono persone che si riferiscono alla terra definendola la nostra madre, come se noi venissimo dalla terra e la terra fosse la nostra salvezza. Ma noi veniamo dalle mani di Dio, creatore del Cielo e della Terra. Solo in Dio troviamo la salvezza”.

Il 25 marzo Francis DeBernardo, amministratore del filo-omosessuale New Ways Ministry, ha affermato che il cardinale avrebbe “affibbiato la colpa della diffusione della pandemia di coronavirus alla comunità LGBTQ”. Egli ha anche accusato Burke e il Vescovo Ramón Castro di Cuernavaca (Messico) di aver promosso “una disinformazione ignorante durante una crisi sanitaria globale”. DeBernardo ha anche esortato Papa Francesco a “rimuovere entrambi dal loro pubblico ministero per aver utilizzato un linguaggio pericoloso e irresponsabile parlando della comunità LGBTQ”. Ma numerosi insigni cattolici sono scesi in campo per difendere il cardinale.

Janet Smith, ex-professoressa di teologia morale al Seminario Maggiore del Sacro Cuore a Detroit (Michigan), ha denunciato l’attacco del New Ways Ministry contro il cardinale affermando che è “pieno di disinformazione, ossia di falsità”.
“Insinuano che Burke abbia attribuito la colpa della diffusione della pandemia di coronavirus alla comunità LGBTQ quando in realtà egli non ha affermato nulla di simile, nemmeno remotamente, e non ha nemmeno menzionato la comunità LGBT”, ha dichiarato a LifeSiteNews. “[Nella dichiarazione di Burke] la ‘teoria del gender’ viene menzionata una volta come una delle confusioni che sono scaturite dall’allontanamento da Dio, ma non l’ha identificata come elemento responsabile della diffusione del coronavirus”, ha spiegato la Dottoressa Smith.
Quest’ultima ha chiarito anche che il cardinale voleva affrontare “il problema rappresentato dal fatto che non viene concesso l’accesso alla Messa cattolica a causa del virus”, non attribuire la colpa della diffusione della pandemia a questo o a quel gruppo.
La Dottoressa Smith ha affermato che secondo quanto ha detto Burke “i mali che stiamo patendo sono il risultato della nostra ribellione contro Dio; pertanto per combatterli dobbiamo volgerci di nuovo a Dio”.
“Il New Ways Ministry teme che la sua lettera inciterà la violenza contro la comunità LGBTQ”, ha dichiarato la Smith, e ha concluso: “Sicuramente ciò non succederà, se la gente leggerà con attenzione ciò che essa afferma e saprà interpretarlo”.

Padre Serafino Lanzetta, membro dell’Accademia Giovanni Paolo II per la Vita Umana e la Famiglia, ha sottolineato che l’affermazione di Burke sull’“attacco pervasivo contro l’integrità della sessualità umana, della nostra identità di uomini e di donne” dev’essere interpretata “alla luce di molti altri peccati denunciati da Sua Eminenza come causa di un giusto castigo per mezzo di una piaga permesso da Dio”.
Ogni piaga, compresa quella attuale, ha dichiarato Padre Serafino a LifeSiteNews, “è il prodotto del peccato originale e dei nostri peccati attuali. Dev’essere offerta riparazione per ogni peccato, ma quello contro dell’uomo contro la creazione di Dio possiede un grado di immoralità più grave e specifico: quello di una terribile ribellione contro Dio nel tentativo di sostituirLo con cose fatte da noi”.
“Ciò esige davvero urgentemente una riparazione. Dio non può mai essere sostituito dall’uomo”, ha affermato.
Secondo Lanzetta, i cattolici hanno il dovere di proclamare la verità. “Abbiamo sempre il diritto di ricordare agli uomini che Dio è il Creatore, di ricordare loro cosa ha fatto Dio quando ha creato l’uomo e la donna. Questo è l’obiettivo e il fondamento reale di ogni giudizio morale”.

LifeSiteNews ha parlato anche con Maria Madise, direttore internazionale della Società per la Protezione dei Bambini Non Nati (Society for the Protection of Unborn Children, SPUC). La Madise ha affermato che “non è certo sorprendente che il gruppo dissidente pseudo-cattolico New Ways Ministry se la stia prendendo con prelati ortodossi che sostengono che il comportamento promosso dall’agenda LGBTQ offende Dio”.
La Madise ha definito i commenti di Burke sulla crisi del COVID-19 “pieni di sollecitudine e pastorali, ispirati da autentico amore per la verità”.

In passato il New Ways Ministry è stato condannato da vari vescovi. Nel 2010 LifeSiteNews ha riportato le dichiarazioni del Cardinale di Chicago (Illinois), Francis George, secondo le quali il gruppo promuove insegnamenti non cattolici.
“Ci tengo a chiarire che, come altri gruppi che affermano di essere cattolici ma negano aspetti centrali dell’insegnamento della Chiesa, il New Ways Ministry non gode dell’approvazione o del riconoscimento della Chiesa cattolica e non può parlare in nome dei fedeli cattolici americani”, affermò George all’epoca.

Nel 2011 il Cardinal Donald Wuerl, considerato progressista da molti cattolici, ha scritto: “La posizione proposta dal New Ways Ministry non può essere considerata in alcun modo conforme all’insegnamento cattolico, e quest’organizzazione non è in alcun modo autorizzata a parlare in nome della Chiesa Cattolica o a identificarsi come un’organizzazione cattolica”. 
[Traduzione per Chiesa e post-concilio di Antonio Marcantonio]

Chiesa e post-Concilio

DON ELIA: LO SPECTRO DELLA MORTE E LA PREGHIERA






Deus ultionum Dominus; Deus ultionum libere egit (Sal 93, 1).



La nostra società gaudente e spensierata, assorbita da una spasmodica ricerca del piacere dei sensi, risucchiata nel vortice del consumismo edonistico, pervenuta allo stadio terminale del nichilismo assoluto, si era illusa di esorcizzare la paura più profonda e ancestrale escludendo il pensiero della morte o trasformandola in spettacolo. L’ossessione del godimento in ogni sfaccettatura mascherava un delirio di onnipotenza che, con infastidito cinismo, relegava nell’oblio decessi e malattie che colpivano sempre qualcun altro. Vita e salute sembravano un possesso definitivo, inattaccabile, sempiterno… finché non è comparsa quella che è subito diventata l’epidemia per antonomasia, la quale, a prescindere dalla sua gravità effettiva, ha fatto dimenticare tutte le precedenti, imponendosi come una minaccia globale e capillare al tempo stesso. Un virus finora ignoto, mutante e insidioso, pare serpeggiare nelle strade deserte, dove, in un’atmosfera surreale, i rari passanti temono perfino di incrociare il tuo sguardo o di rivolgerti un saluto, deviando dalla loro traiettoria per evitare finanche di sfiorarti.


Di colpo son cessati divertimenti e baccanali, si sono svuotati ristoranti e balere; angosciose fobie traspaiono su facce terree, fino a ieri gaie di ciò che abbonda sulla bocca degli stolti. L’atmosfera di libertà sfrenata, non più redarguita nemmeno dalla religione, s’è subitamente mutata in clima di attonita e silente sottomissione; l’andazzo anarcoide dell’individualismo esasperato ha ceduto il posto a una terrorizzata acquiescenza a ordinanze dittatoriali. Come in un mondo composto di schiavi, gli insubordinati non sanno se temere più l’intransigenza dei loro superiori o la delazione dei loro pari. La schiavitù dorata ha inaspettatamente mostrato il suo vero volto, togliendo ai sudditi molti dei diversivi che la rendevano almeno sopportabile. Con un colpo di Stato non dichiarato, il capo di un governo non eletto ha assunto pieni poteri. Reti sociali e mezzi di comunicazione, da cui tutti ormai dipendono, martellano le menti con ordini perentori e colpevolizzanti. Le forze dell’ordine, pagate dai cittadini per garantirne la sicurezza, li trattano da potenziali criminali, controllandone gli spostamenti con procedure persecutorie.


In questa situazione mai sperimentata, più d’uno ricomincia a sentire il bisogno di rivolgersi a Chi sta sopra di noi e può aiutarci. Qua e là si torna ad invocare i patroni di città e paesi; la gerarchia cattolica divulga sussidi di preghiera e fissa appuntamenti per suppliche corali, seppure a distanza; con pudore, nelle case, qualcuno reimpara il segno della croce, ma quasi vergognandosi come di una cosa sconveniente, quando nessuno si imbarazza più delle peggiori volgarità e sconcezze. Alla trepida speranza che Qualcuno – se c’è – possa far qualcosa, si mescola il timore di esser sorpresi in un cedimento al bigottismo; eppure, sconvolti e disorientati dalla minaccia esplosa all’improvviso, si cerca aiuto. Nessuno, tuttavia, sembra interrogarsi sulla ragione di quanto sta succedendo. Preti e vescovi si sgolano a ripetere che Dio non punisce; a chi può dunque venire in mente che si debba cambiare qualcosa per placare il Suo sdegno? Come ci si può scuotere dall’assuefazione a peccati gravissimi che son diventati la norma?


Il nostro Paese – anzi, l’umanità intera – merita ben di peggio. Gli innumerevoli aborti, la distruzione della famiglia, la corruzione a tutti i livelli, l’alluvione di impurità, pornografia e pratiche contro natura reclamano punizioni ben più severe: «Il Signore è il Dio dei castighi; il Dio dei castighi ha agito liberamente» (Sal 93, 1). Chi, carico com’è di peccati, si sognerà di discutere con Lui di ciò che ha stabilito? «Chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci» (Is 50, 8). Ma proprio i Suoi ministri, nello sforzo – non richiesto – di scagionarlo da eventuali, assurde accuse, Lo mettono in ridicolo, incoraggiando oltretutto una fiducia temeraria e spingendo i cuori a indurirsi sempre più. È così che, invece di ravvedersi, i disperati si abbandonano alla lussuria in un estremo tentativo di esorcizzare la paura della morte, come a Berlino assediata nella primavera del ’45. Perché voi Pastori non date voce all’appello divino alla conversione, com’è vostro compito? Temete forse la reazione dei nemici di Dio o del mondo incredulo? Siete diventati ciò che siete per dare la vita per la Chiesa o per assicurarvi una buona pensione? E se poi non ci arrivate…? Non sapete che il giudizio sarà tanto più duro quanto maggiore è la responsabilità? «Il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto» (Sap 6, 5). Cosa aspettate a convertirvi anche voi?


Su ciò che è più necessario vi siete arresi senza combattere ai governanti della terra. Il Signore, tuttavia, si è servito della vostra codarda incredulità per impartire una lezione al Suo popolo, che Lo aveva stancato con troppe comunioni sacrileghe o senza fede, con troppe pagliacciate a storpiatura del Santo Sacrificio, con troppe irriverenze e trascuratezze verso l’Eucaristia… e ora se n’è visto privato all’improvviso, mentre i luoghi riservati al culto, abitualmente adibiti agli usi più diversi, ora sono inaccessibili. Non vorrà forse dirci qualcosa, il Giudice dei vivi e dei morti? Non ci sta forse dando un salutare avvertimento? Non ha forse fatto misericordiosamente in modo che fossimo trattenuti dall’aggravare ulteriormente il carico delle nostre colpe e delle relative pene? Possibile che i semplici lo capiscano immediatamente e che voi, con tutti i vostri studi e la grazia di stato che vi assiste, facciate tanta fatica ad ammetterlo? «Stolti e tardi di cuore, fino a quando zoppicherete da entrambi i piedi?» (Lc 24, 25; 1 Re, 18, 21).


In nome della famosa collegialità, avete delegato la vostra autorità di diritto divino a un burocrate della conferenza episcopale che ha trattato da solo con i rappresentanti dello Stato tenendo loro testa unicamente per assicurarsi una fetta del denaro destinato al sostegno delle imprese, per poi informarvi di decisioni gravissime a cose fatte, imponendovele al contempo con un’inaccettabile ingerenza nel governo delle vostre diocesi, di cui tocca a voi rispondere davanti a Dio. Facile scaricarsi così le spalle da ogni responsabilità… Vostro malgrado, certo, avete cooperato ai piani correttivi della Provvidenza, ma questo non attenua la condanna che incombe su di voi, né vi esime dalla necessità di un serio esame di coscienza. Anche voi, troppo spesso, trattate i sudditi come nemici, penalizzando e respingendo proprio i  più fedeli. Non sarà perché la loro sola presenza e il loro zelo sono un tacito rimprovero della vostra tiepidezza? Non sarà perché sono un pungolo alla vostra coscienza illanguidita? Cosa deve ancora succedere perché vi ravvediate? Lo spettro della morte deve forse bussare anche alla porta dietro la quale vi siete barricati?


Come potete, in una prova simile, abbandonare il gregge senza guida, senza conforto, senza la grazia dei Sacramenti? Vi sembra giusto lasciare l’iniziativa ai singoli parroci, caricandoli così, implicitamente, di ogni responsabilità, qualora ci siano problemi? Pensate che tutto si sia risolto con il decreto della Penitenzieria Apostolica che concede indulgenze plenarie e autorizza le assoluzioni generali? Ma come si fa a lucrare l’indulgenza se è così difficile confessarsi e comunicarsi? e quale contrizione potrà avere chi neppure sa di essere assolto a distanza? Fino a che punto deve arrivare questa commedia dell'assurdo? Quanto ancora volete tirare la corda del vostro formalismo clericale? Avete più cura di mettervi in pace la coscienza o delle reali necessità delle anime a voi affidate? A quanto pare, la sottomissione all’autorità civile giustifica qualunque omissione e prevale su qualsiasi altra istanza, quando invece sarebbe toccato proprio a voi rivendicare la libertà e la dignità della Chiesa contro questa dittatura mascherata da regime democratico.

L’orazione delle Preci leonine, ormai, si attaglia perfettamente anche a noi, oltre che ai cristiani già perseguitati in diverse parti del mondo: pro conversione peccatorum, pro libertate et exaltatione Sanctae Matris Ecclesiae… Preghiamo, cari fedeli, supplichiamo insieme, umiliati e contriti, il Dio dei castighi, sia perché liberi la Chiesa da questi funzionari del sacro, collusi con i poteri mondani, che le hanno tolto ogni mezzo di sussistenza spirituale, sia perché tocchi i cuori dei peccatori e di quanti sono cattolici solo di nome in modo che, con la loro conversione, plachino l’ira divina e cooperino al bene di tutti. Da secoli e secoli, la liturgia di sempre Lo invoca così: «Ti preghiamo, Dio onnipotente: concedi a noi, che veniamo afflitti in conseguenza delle nostre azioni, di riprender fiato con la consolazione della tua grazia». Per essere esauditi, tuttavia, non possiamo ignorare un’esigenza inaggirabile: «che trattiamo i tuoi santi Misteri con un ossequio senza finzione e li assumiamo sempre con un animo pieno di fede». Con questa intenzione, trasformate i disagi e le limitazioni della libertà che vi sono imposti in uno strumento di penitenza donatovi dalla Provvidenza, così da renderli spiritualmente fecondi con la loro libera accettazione ed offerta.


Concede, quaesumus, omnipotens Deus: ut, qui ex merito nostrae actionis affligimur, tuae gratiae consolatione respiremus. Da nobis, quaesumus, omnipotens Deus: ut sancta tua, quibus incessanter explemur, sinceris tractemus obsequiis, et fideli semper mente sumamus (Colletta e Postcommunio della Quarta Domenica di Quaresima).

domenica 22 dicembre 2019

lunedì 25 novembre 2019

Due religioni, in una sola Chiesa




Gederson Falcometa





Recentemente, col Sinodo sull’Amazzonia è diventato evidente l’esistenza di due religioni dentro la Chiesa. Tuttavia, quest’altra religione non è penetrata nella Chiesa col Sinodo dell’Amazzonia, ma col concilio Vaticano II; come si potrà vedere in questo breve articolo.

Paolo VI, nel discorso di chiusura del Concilio (1), disse:
«L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? poteva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo».

Evidentemente, perché l’umanesimo laico e profano apparisse nel Concilio, doveva contare dei rappresentanti dentro il Concilio stesso; non si può credere che fosse apparso nel Concilio senza una voce che lo rappresentasse.
Quale fu la voce nel Concilio che rappresentava la religione dell’uomo che vuole essere Dio? E questa religione, non era rappresentata esattamente dai membri della “Nouvelle Théologie”? Un Karl Rahner, per esempio, piuttosto che la religione del Dio che si è fatto uomo e ha abitato in mezzo a noi, non rappresenta proprio la religione dell’uomo che vuole essere Dio?
Ecco cosa egli disse esplicitamente: «Nostro Signore deve conformarsi al mondo e non viceversa» (2): «Che lo Spirito Santo guidi la Chiesa in modo che essa rinunci ai dogmi e alle condanne, allora i teologi potranno trovare col tempo quello che è giusto» (3).

domenica 10 novembre 2019

CAN. AGOSTINO LÉMANN: UN'OSTACOLO ALLA VENUTA DELL"ANTICRISTO E UM CUSTODE PER MANTENERE L'OSTACOLO.


L"ANTICRISTO
CONCLUSIONE: 

CHI OR LO RATTIENE,
LO RATTENGA,
FINO CHE SIA LEVATO DI MEZZO
CAN. AGOSTINO LÉMANN




I. UN OSTACOLO ALLA VENUTA DELL'ANTICRISTO E UN CUSTODE PER MANTENERE L'OSTACOLO

Poichè l'apostasia deve essere il mezzo preparatorio alla venuta dell'Anticristo, e il flagello più formidabile che metterà in iscompiglio, il mondo; non è dunque chiaro che abbiamo da lottare per respingerlo, sforzandoci di ricondurre a Gesù Cristo e alla chiesa le nazioni, le famiglie, gli individui, che se ne son separati o minacciano di farlo? Il vento d'acciecamento e di defezione che trasporta già una parte della società e la vuol laicizzata, ossia sottratta al Vangelo e alla Chiesa, forse è passeggero, avendo Dio fatto sanabili le nazioni. L'idea cristiana può anche ora rallegrare, imbalsamare e vivificare il mondo come per il passato. Non bisogna dunque scoraggiarsi.

sabato 9 novembre 2019

CLEMENTE ALESSANDRINO: L'ATEISMO

PROTRETIPO AI GRECI 
CLEMENTE ALESSANDRINO
CAPITOLO 5 

Clemente Alessandrino

Atei erano dunque anche questi, perchè con una certa sapienza che non è sapienza adorarono la materia e, se anche non onorarono le pietre o il legno, divinizzarono tuttavia la terra che è la madre di questi, e, se anche non inventano Poseidone adorano tuttavia l’acqua stessa”. 
Percorriamo, se vuoi, anche le dottrine che i filosofi affermano orgogliosamente intorno agli dei, se mai ci riesca di scoprire che anche la stessa filosofia per vanità di dottrina personifica la materia, o di poter mostrare di passaggio che, anche quando sono delle potenze divine quelle che divinizza, essa vede la verità come in sogno. Essi ci lasciarono infatti gli elementi, celebrando come principii di tutte le cose, Talete di Mileto l'acqua, e Anassimene, anche lui di Mileto, l'aria, il quale fu seguito da Diogene d'Apollonia. Parmenide di Elea introdusse come dei il fuoco e la terra; di questi due, supposero dio uno solo, il fuoco, Ippaso di Metaponto ed Eraclito di Efeso; quanto ad Empedocle d'Agrigento, questi, avendone incontrato un gran numero, annovera tra gli dei, oltre a questi quattro elementi, l'odio e l'amicizia. Atei erano dunque anche questi, perchè con una certa sapienza che non è sapienza adorarono la materia e, se anche non onorarono le pietre o il legno, divinizzarono tuttavia la terra che è la madre di questi, e, se anche non inventano Poseidone adorano tuttavia l'acqua stessa. Che altro è mai infatti Poseidone se non una sostanza liquida chiamata così da posis?. Come certamente il bellicoso Ares è così chiamato da arsis e da anairesis (= distruzione), che è soprattutto la ragione, mi pare, per la quale molti, confitta al suolo la spada, si limitano a sacrificare ad essa, quasi che sacrificassero ad Ares. Tale costume è degli Sciti, come dice Ludosso nel secondo libro del suo " Periodo della terra ", mentre, tra gli Sciti, i Sauromati, come dice Icesio nel suo libro " Sui misteri", venerano l'acinace. Questo è stato anche il caso dei seguaci di Eraclito, che venerano il fuoco come principio generatore del mondo: giacchè questo fuoco è quello che altri chiamarono Efesto. Tra i Persiani i Magi onorano il fuoco e così molti di quelli che abitano l'Asia, e, oltre questi, i Macedoni, come dice Diogene nel primo libro della sua "Storia persiana ". Che bisogno c’è che io menzioni i Sauromati, i quali, come racconta Nimfodoro, nei suoi " Costumi barbarici ", venerano il fuoco? O i Persiani e i Medi e i Magi? Dinone dice che questi sacrificano a cielo scoperto, perchè ritengono che il fuoco e l'acqua siano le sole immagini di dei. Non vi ho celato neppure l'ignoranza di costoro. Giacchè, se essi credono di sfuggire per la massima parte all'errore, scivolano però in un altro inganno: non hanno ritenuto, come gli Elleni, immagini di dei il legno e le pietre, Nè gli ibis e gli icneumoni, come gli Egiziani, ma hanno ritenuto tali il fuoco e l'acqua, come i filosofi. Molti secoli dopo tuttavia, come Berosso nel terzo libro della sua "Storia caldaica " ci mostra, essi veneravano statue di forma umana; questo costume fu introdotto da Artaserse, figlio di Dario e padre di Ocho, il quale fu il primo a innalzare a Babilonia e a Susa e ad Echatana la statua di Afrodite Anaitide e insegnò ad adorarla ai Persiani e ai Baetri e a Damasco e a Sardi. Riconoscano dunque i filosofi come loro maestri i Persiani o i Sauromati o i Magi, dai quali essi hanno appreso l'empietà di considerare come oggetto di venerazione i primi principii, ignorando il primo autore di tutte le cose e creatore degli stessi primi principii, il Dio senza principio, e invece venerando questi elementi " umili " e " deboli ", come dice l'Apostolo, che sono stati fatti per il servizio degli uomini. Degli altri filosofi, quanti, superati gli elementi, cercarono qualche cosa di più alto e di più eccellente, celebrarono, alcuni l'infinito, come Anassimandro (era di Mileto) e Anassagora di Clazomene e Archelao di Atene. Questi due preferirono la mente all'infinito, Leucippo di Mileto invece e Metrodoro di Chio lasciarono anche essi, a quanto sembra, due principii, il pieno e il vuoto. Prese questi due principii e vi aggiunse le immagini (idoli) l'abderita Democrito. Quanto al crotoniate Alcmeone, questi credeva che fossero dei gli astri, ritenendoli animati (non tacerò neppure l'impudenza di costoro), Senocrate (di Calcedone, questi) dice oscuramente che i pianeti sono sette dei, e che l'ottavo è il mondo risultante di tutte le stelle fisse. Nè tralascerò gli Stoici, i quali dicono che il divino attraversa tutta la materia, anche la più spregevole, e così coprono addirittura di vergogna la filosofia. Non credo gravoso, giunto a questo punto, far menzione anche dei Peripatetici. Il padre di questa setta, Poichè non conobbe il padre di tutte le cose, crede che quegli che è detto " supremo " sia l'anima del tutto; cioè egli suppone che l'anima del mondo sia Dio, e così egli si trafigge da se stesso. Giacchè egli limita la provvidenza solo fino alla luna, e poi ritiene Dio il cosmo, e così cade in contraddizione perchè afferma che è Dio ciò che è privo di Dio. Il celebre Teofrasto di Ereso, il discepolo di Aristotele, in un punto suppone che sia Dio il cielo, in un altro che sia lo spirito. Epicuro solo dimenticherò e volentieri, il quale crede, nella sua estrema empietà, che nulla stia a cuore a Dio. E quanto ad Eraclide Pontico, che cosa bisogna dire? Vi è un solo punto in cui non sia tratto, anche lui, verso gli idoli di Democrito?

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