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lunedì 25 novembre 2019

Due religioni, in una sola Chiesa




Gederson Falcometa





Recentemente, col Sinodo sull’Amazzonia è diventato evidente l’esistenza di due religioni dentro la Chiesa. Tuttavia, quest’altra religione non è penetrata nella Chiesa col Sinodo dell’Amazzonia, ma col concilio Vaticano II; come si potrà vedere in questo breve articolo.

Paolo VI, nel discorso di chiusura del Concilio (1), disse:
«L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? poteva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo».

Evidentemente, perché l’umanesimo laico e profano apparisse nel Concilio, doveva contare dei rappresentanti dentro il Concilio stesso; non si può credere che fosse apparso nel Concilio senza una voce che lo rappresentasse.
Quale fu la voce nel Concilio che rappresentava la religione dell’uomo che vuole essere Dio? E questa religione, non era rappresentata esattamente dai membri della “Nouvelle Théologie”? Un Karl Rahner, per esempio, piuttosto che la religione del Dio che si è fatto uomo e ha abitato in mezzo a noi, non rappresenta proprio la religione dell’uomo che vuole essere Dio?
Ecco cosa egli disse esplicitamente: «Nostro Signore deve conformarsi al mondo e non viceversa» (2): «Che lo Spirito Santo guidi la Chiesa in modo che essa rinunci ai dogmi e alle condanne, allora i teologi potranno trovare col tempo quello che è giusto» (3).

domenica 10 novembre 2019

CAN. AGOSTINO LÉMANN: UN'OSTACOLO ALLA VENUTA DELL"ANTICRISTO E UM CUSTODE PER MANTENERE L'OSTACOLO.


L"ANTICRISTO
CONCLUSIONE: 

CHI OR LO RATTIENE,
LO RATTENGA,
FINO CHE SIA LEVATO DI MEZZO
CAN. AGOSTINO LÉMANN




I. UN OSTACOLO ALLA VENUTA DELL'ANTICRISTO E UN CUSTODE PER MANTENERE L'OSTACOLO

Poichè l'apostasia deve essere il mezzo preparatorio alla venuta dell'Anticristo, e il flagello più formidabile che metterà in iscompiglio, il mondo; non è dunque chiaro che abbiamo da lottare per respingerlo, sforzandoci di ricondurre a Gesù Cristo e alla chiesa le nazioni, le famiglie, gli individui, che se ne son separati o minacciano di farlo? Il vento d'acciecamento e di defezione che trasporta già una parte della società e la vuol laicizzata, ossia sottratta al Vangelo e alla Chiesa, forse è passeggero, avendo Dio fatto sanabili le nazioni. L'idea cristiana può anche ora rallegrare, imbalsamare e vivificare il mondo come per il passato. Non bisogna dunque scoraggiarsi.

sabato 9 novembre 2019

CLEMENTE ALESSANDRINO: L'ATEISMO

PROTRETIPO AI GRECI 
CLEMENTE ALESSANDRINO
CAPITOLO 5 

Clemente Alessandrino

Atei erano dunque anche questi, perchè con una certa sapienza che non è sapienza adorarono la materia e, se anche non onorarono le pietre o il legno, divinizzarono tuttavia la terra che è la madre di questi, e, se anche non inventano Poseidone adorano tuttavia l’acqua stessa”. 
Percorriamo, se vuoi, anche le dottrine che i filosofi affermano orgogliosamente intorno agli dei, se mai ci riesca di scoprire che anche la stessa filosofia per vanità di dottrina personifica la materia, o di poter mostrare di passaggio che, anche quando sono delle potenze divine quelle che divinizza, essa vede la verità come in sogno. Essi ci lasciarono infatti gli elementi, celebrando come principii di tutte le cose, Talete di Mileto l'acqua, e Anassimene, anche lui di Mileto, l'aria, il quale fu seguito da Diogene d'Apollonia. Parmenide di Elea introdusse come dei il fuoco e la terra; di questi due, supposero dio uno solo, il fuoco, Ippaso di Metaponto ed Eraclito di Efeso; quanto ad Empedocle d'Agrigento, questi, avendone incontrato un gran numero, annovera tra gli dei, oltre a questi quattro elementi, l'odio e l'amicizia. Atei erano dunque anche questi, perchè con una certa sapienza che non è sapienza adorarono la materia e, se anche non onorarono le pietre o il legno, divinizzarono tuttavia la terra che è la madre di questi, e, se anche non inventano Poseidone adorano tuttavia l'acqua stessa. Che altro è mai infatti Poseidone se non una sostanza liquida chiamata così da posis?. Come certamente il bellicoso Ares è così chiamato da arsis e da anairesis (= distruzione), che è soprattutto la ragione, mi pare, per la quale molti, confitta al suolo la spada, si limitano a sacrificare ad essa, quasi che sacrificassero ad Ares. Tale costume è degli Sciti, come dice Ludosso nel secondo libro del suo " Periodo della terra ", mentre, tra gli Sciti, i Sauromati, come dice Icesio nel suo libro " Sui misteri", venerano l'acinace. Questo è stato anche il caso dei seguaci di Eraclito, che venerano il fuoco come principio generatore del mondo: giacchè questo fuoco è quello che altri chiamarono Efesto. Tra i Persiani i Magi onorano il fuoco e così molti di quelli che abitano l'Asia, e, oltre questi, i Macedoni, come dice Diogene nel primo libro della sua "Storia persiana ". Che bisogno c’è che io menzioni i Sauromati, i quali, come racconta Nimfodoro, nei suoi " Costumi barbarici ", venerano il fuoco? O i Persiani e i Medi e i Magi? Dinone dice che questi sacrificano a cielo scoperto, perchè ritengono che il fuoco e l'acqua siano le sole immagini di dei. Non vi ho celato neppure l'ignoranza di costoro. Giacchè, se essi credono di sfuggire per la massima parte all'errore, scivolano però in un altro inganno: non hanno ritenuto, come gli Elleni, immagini di dei il legno e le pietre, Nè gli ibis e gli icneumoni, come gli Egiziani, ma hanno ritenuto tali il fuoco e l'acqua, come i filosofi. Molti secoli dopo tuttavia, come Berosso nel terzo libro della sua "Storia caldaica " ci mostra, essi veneravano statue di forma umana; questo costume fu introdotto da Artaserse, figlio di Dario e padre di Ocho, il quale fu il primo a innalzare a Babilonia e a Susa e ad Echatana la statua di Afrodite Anaitide e insegnò ad adorarla ai Persiani e ai Baetri e a Damasco e a Sardi. Riconoscano dunque i filosofi come loro maestri i Persiani o i Sauromati o i Magi, dai quali essi hanno appreso l'empietà di considerare come oggetto di venerazione i primi principii, ignorando il primo autore di tutte le cose e creatore degli stessi primi principii, il Dio senza principio, e invece venerando questi elementi " umili " e " deboli ", come dice l'Apostolo, che sono stati fatti per il servizio degli uomini. Degli altri filosofi, quanti, superati gli elementi, cercarono qualche cosa di più alto e di più eccellente, celebrarono, alcuni l'infinito, come Anassimandro (era di Mileto) e Anassagora di Clazomene e Archelao di Atene. Questi due preferirono la mente all'infinito, Leucippo di Mileto invece e Metrodoro di Chio lasciarono anche essi, a quanto sembra, due principii, il pieno e il vuoto. Prese questi due principii e vi aggiunse le immagini (idoli) l'abderita Democrito. Quanto al crotoniate Alcmeone, questi credeva che fossero dei gli astri, ritenendoli animati (non tacerò neppure l'impudenza di costoro), Senocrate (di Calcedone, questi) dice oscuramente che i pianeti sono sette dei, e che l'ottavo è il mondo risultante di tutte le stelle fisse. Nè tralascerò gli Stoici, i quali dicono che il divino attraversa tutta la materia, anche la più spregevole, e così coprono addirittura di vergogna la filosofia. Non credo gravoso, giunto a questo punto, far menzione anche dei Peripatetici. Il padre di questa setta, Poichè non conobbe il padre di tutte le cose, crede che quegli che è detto " supremo " sia l'anima del tutto; cioè egli suppone che l'anima del mondo sia Dio, e così egli si trafigge da se stesso. Giacchè egli limita la provvidenza solo fino alla luna, e poi ritiene Dio il cosmo, e così cade in contraddizione perchè afferma che è Dio ciò che è privo di Dio. Il celebre Teofrasto di Ereso, il discepolo di Aristotele, in un punto suppone che sia Dio il cielo, in un altro che sia lo spirito. Epicuro solo dimenticherò e volentieri, il quale crede, nella sua estrema empietà, che nulla stia a cuore a Dio. E quanto ad Eraclide Pontico, che cosa bisogna dire? Vi è un solo punto in cui non sia tratto, anche lui, verso gli idoli di Democrito?

BARTOLOMEO HOLZHAUSER: L'ANTIPAPA, CHE LACERERÀ LA CHIESA OCCIDENTALE, E FARÀ ADORARE LA PRIMA BESTIA.



Il turpissimo e scelleratissimo idolo, Antipapa, che lacererà la Chiesa Occidentale, e farà
adorare la prima bestia.


Commento all'apocalisse
Beato Bartolomeo Holzhauser



I. Vers. 11. E vidi un 'altra bestia che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a agnello, e parlava come un drago. La bestia che sale dalla terra è il falso profeta e l'araldo del Figlio di per­dizione che lui sia il Cristo e lui sarà la sua mano destra, grazie al quale opererà cose prodigiose sia in segni, sia in guerra. Per cui dice Daniele, XI: E metterà le sue mani sulla terra. Si dice che la be­stia saliva dalla terra, poiché l'Anticristo con i suoi imporrà la sua tirannide in Oriente e tra i mari. Costui sorgerà, prevarrà e inferirà sulla terra che è vicina tra i mari, dove in questo tempo si trove­ranno l'Impero Romano, i regni e lo stato della Chiesa. Si dice che avrà due corna simili ad agnello, perché sarà un cristiano apostata, e sorgerà di nascosto e in modo sleale, e radunerà i Giudei, che in quei giorni saranno ovunque assai numerosi, che diverranno tutti suoi seguaci, e con un grande esercito invaderà lo stato della Chiesa e occuperà la sede di Pietro, e ucciderà l'ultimo papa e suo successore, spargendo il sangue cristiano, soprattutto di coloro che detengono cariche, come acqua attorno a Gerusalemme, e le Chiesa saranno disperse nei deserti, in luoghi disabitati, nelle foreste, tra i monti e nelle caverne di pietra. Il pastore, infatti, sarà colpito e le pecore saranno disperse. Av­verrà come nel giorno della Passione di Cristo, il quale, quando disse: Sta scritto, infatti, percuoterò il Pastore e le pecore si disperderanno, pare abbia tenuto presente l'ultima tribolazione della Chie­sa. Allora avverrà infatti l'apostasia generale e questo falso profeta rivelerà il Figlio di perdizione, proclamando che è il Messia. Si noti che egli ha due corna simili ad agnello, poiché sarà dotato di una stupenda abilità nel parlare e nell'operare, come S. Luca dice anche di Cristo con verità, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo (Le., XXIV, 19). Due infat­ti, come è già stato detto commentando il c. V, erano i comi di Cristo, con i quali ha combattuto e ha sconfitto i Giudei e i gentili. Una simile e stupefacente abilità avrà anche questo falso profeta, ma che non gli deriverà da Dio e dalla verità, ma dal dragone, e per mezzo di quella ingannerà gli abitanti della terra, per cui aggiunge: E parlava come un drago : il dragone gli darà una sapienza e astuzia tale nel parlare e neH'ingannare gli uomini, come se egli stesso in persona camminasse sulla terra. Infine, queste due cornaa sono la Legge mosaica e i Profeti, nei quali come si contengono veri­tà bellissime e numerosissime profezie e figure su Gesù Cristo Nazareno crocifisso, con le quali di­mostrò e ai discepoli di Emmaus provò apertamente (esponendo loro tutto quel che di Lui era stato scritto da Mosé e dai Profeti) che era veramente il Cristo Figlio di Dio (cfr., Le., XXIV, 27), così quel disgraziato impostore metterà sul suo capo come due coma sia le testimonianze contenute nella legge di Mosé e dei Profeti, e confuterà negli altri e con essi chiunque per dimostrare mentendo che ora veniva il Cristo e il Redentore del popolo giudaico e Dio dei gentili, il Re di Gerusalemme, e confermerà le sue parole con prodigi, inducendo nell'errore moltissimo Cristiani. Quasi tutti così rinnegheranno il Nome di Gesù Nazareno crocifisso, ma prima verranno eliminati i pastori d'anime, costituiti con autorità (cfr., Dan., XI, 32-35). 

venerdì 8 novembre 2019

GUSTAVE THIBON: FARISAISMO CLASSICO E ROMANTICO


Gustave Thibon

“Un nuovo uomo è nato nell’uomo… Il domani non assomiglierà all’oggi…”. Queste frasi, che simboleggiano a meraviglia l’ottimismo democratico, sono colte fra mille nella letteratura di estrema sinistra. Ogni spirito veramente cristiano prova, di fronte a tali formule, un senso di malessere: vede in esse delle verità divine prostituite, si sente di fronte ad un nuovo farisaismo.

Ci sono infatti due specie di farisaismo, due modi di prostituire il cielo alla terra.


mercoledì 30 ottobre 2019

P. CORNELIO FABRO: LA DISSOLUZIONE DELLA TEOLOGIA IN ANTROPOLOGIA

LA DISSOLUZIONE 
DELLA 
TEOLOGIA
IN 
ANTROPOLOGIA

P. CORNELIO FABRO



Prologus Galeatus: il concetto tomistico di sacra doctrina.



È giunto anche per la teologia, che i nostri antichi e san Tommaso nella Summa chiamano sacra doctrina1 fondata sulla Parola di Dio venuta dall’alto, il cosiddetto «momento della verità» ovvero della sua resa a discrezione di fronte all’indiscrezione del clamore scomposto delle molte e confuse parole umane che vengono dal basso?

martedì 29 ottobre 2019

ATTUALISSIMO: QUALE ACCORDO FRA CRISTO E BELIAR? MONS. BRUNERO GHERARDINI



Quale accordo fra Cristo e Beliar?
ISBN: 9788889913895
Editore: Fede & Cultura
Autore: Brunero Gherardini
Sottotitolo: Osservazioni teologiche sui problemi, gli equivoci ed i compromessi del dialogo interreligioso
eBook ISBN: 978-88-6409-214-0
Collana: Saggistica
Pagine: 192
Data di pubblicazione: Febbraio 2009
In poche parole: Il dialogo interreligioso nel Magistero della Chiesa in San Paolo e nelle nuove correnti del dialogo.
Gli studi che qui si raccolgono, hanno per oggetto i rapporti della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane come delineati dalla citazione della Lettera di San Paolo ai Corinzi - che dà titolo a questo volume - e come oggi invece sono vissuti in vaste zone della Chiesa in seguito allo sconquasso determinato dalla messa in mora di quel testo stesso. Scomparsa la fermezza apostolica di Paolo nell’escluder ogni rapporto equivoco fra Cristo e qualunque altra divinità o qualunque altra religione pagana, perché il vero Dio non ha nulla a che fare con “gli dèi falsi e bugiardi” (Dante Alighieri), s’avverte - più strisciante che stridente - la contraddizione che emerge quando si studiano documenti come Nostra aetate, la dichiarazione conciliare sul dialogo interreligioso. Al tempo del Concilio la Chiesa tutta parve improvvisamente dimentica di sé e pervasa dalla febbre d’un inguaribile ed ingenuo ottimismo. Si parlò di provvidenziali contatti con l’induismo ed altre religioni, nel senso non tanto della missione e della conversione, bensì dell’avvicinamento e dell’assimilazione. Riconoscimenti gratuiti ed ingenui, nell’assoluta reticenza delle radicali differenze oggi drammaticamente sotto gli occhi di tutti. L’immagine prevalente che la Chiesa diede di sé nel post-concilio, grazie allo “spirito conciliare” o - come lo chiamò Benedetto XVI - al “Konzils ungeist”, fu di una Chiesa bella, giovane, aperta, comprensiva, misericordiosa, aliena da ogni condanna, desiderosa di perdono, nemica dell’intransigenza e della discriminazione: la Chiesa-spettacolo, che fa il suo storico ingresso nella Sinagoga di Roma e nelle Moschee del mondo, porta sul podio delle Nazioni Unite la sua più alta Autorità, stringe rapporti diplomatici coi propri nemici e carnefici. Si fa insomma non più la Chiesa-nel-mondo, ma la Chiesa-del-mondo. Il richiamo di San Paolo ai Corinzi - nel bi-millenario della sua nascita - si fa oggi più che mai vivo per una sana resipiscenza ed un ritorno a Cristo, Unico Salvatore del mondo.

lunedì 28 ottobre 2019

MONS. PIERCARLO LANDUCCI: LE FÉMININ OU L'UNITIF IN P. TEILHARD DE CHARDIN

MITI E REALTÀ
CONFUTAZIONE DEGLI ERRORI POSTCONCILIARE
MONS. PIERCARLO LANDUCCI

Clicca qui per scaricare il libro

LE FÉMININ OU L'UNITIF


    Ed ora ecco, quasi totalmente, il secondo testo (appena accennato dal de Lubac), ancor più significativo e impressionante.
    Nella prima parte vi sono già delicati accenni personali che completerò nel seguente paragrafo.
    «Ciò che è più vivo nel Tangibile [quel tangibile delle cose materiali, che affascinava T. fin da fanciullo: cfr. Mon Univers, 1918], è la Carne. E, per l'uomo, la Carne è la Donna».
    «Partito, fin dall'infanzia, alla scoperta del Cuore della Materia, era inevitabile che mi trovassi, un giorno, faccia a faccia con il Femminino». T. precisa che ciò avvenne a «trenta anni». Tale ritardo fu utile - aggiunge - affinché «la nuova energia non corresse il rischio di deviare o di disperdere le sue forze [senza un accenno al preciso pericolo di peccato]». Così invece «la nuova energia... cadeva, appuntino, su un mondo di aspirazioni spirituali la cui enormità, ancora un po' fredda, non attendeva che essa [essendo la radice di tutto nella materia J per fermentare e organizzarsi fino in fondo».
    «Dunque... mancherebbe un elemento... essenziale se io non citassi, terminando, che, a partire dal momento critico in cui, rigettando tanti vecchi stampi familiari e religiosi, ho cominciato a svegliarmi e ad esprimermi veramente a me stesso, niente s'è sviluppato in me che sotto uno sguardo e sotto un'influenza di donna». L'affermazione, per un religioso, anche escludendo ogni disordine peccaminoso, è di una gravità particolare. Ma v'è di più: «Qui non si attenderà evidentemente da me che un ossequio generale, quasi olezzante, montante dal profondo del mio essere, verso quelle, delle quali il calore e il fascino sono passati, goccia a goccia, nel sangue delle mie idee più care...».


     T. passa poi a «testimoniare» «con la piena serenità e imparzialità che viene con l'età [aveva sessant'anni] una doppia convinzione progressivamente nata in lui, a contatto dei fatti».
    «In primo luogo... nell'uomo - anche se votato al servizio d'una Causa o di un Dio [quindi anche consacrato] - non è possibile alcun accesso alla maturità e alla pienezza spiritttale al di fuori di qualche influenza sentimentale, che in lui venga a sensibilizzare l'intelligenza e ad eccitare, almeno inizialmente, la capacità di amare [seguirà ora l'indicazione di quale «sentimentalità» si tratta]. Non più di quanto possa fare a meno della luce, dell'ossigeno o delle vitamine, qessun uomo può (è d'una evidenza ogni giorno più clamorosa) fare a meno del femminino». - Un gran crocione dunque su tutto il classico insegnamento ascetico, su tutte le esperienze dei santi, su tutta la grandezza del tradizionale, più puro celibato ecclesiastico; e grande ignoranza del superiore sviluppo della personalità mediante il rinnegamento di una fondamentale tendenza, per la piena donazione e unione verginale a Dio.
     «In secondo luogo... tra un matrimonio socialmente polarizzato verso la riproduzione [fine solo primario e da realizzare solo, nel rispetto dell'ordine morale, prudentemente, il che T. non precisa], e una perfezione religiosa sempre presentata, teologicamente, in termini di separazione [ma per la superiore unione a Dio, come spiega S. Paolo in 1 Cr. 7], una terza via (non dico media, ma superiore) non manca certamente: via reclamata dalla trasformazione rivoluzionaria ultimamente compiuta [dal T.] nel nostro pensiero della nozione di spirito... non più di smateri erializzazione, ma di sintesi. Materia matrix [il suddetto «spirito-materia, stoffa dell'Universo»]. Nient'affatto fuga (per soppressione), ma conquista (per sublimazione) delle insondabili potenze spirituali ancora addormentate sotto l'attrazione mutua dei sessi [esse debbono cioè essere ancora scoperte e sprigionate, alla luce delle nuove concezioni, mediante il contatto elevante dei sessi]: tali sono, ne sono sempre più persuaso, l'essenza segreta e il magnifico compito futuro della Castità». - La coerente conseguenza dunque del sistema teilhardiano è la drammatica incapacità di comprendere la superiore conquista, dignità e fecondità della castità verginale classicamente ed evangelicamente intesa «in termini di separazione», per una vera superiore unione. Contaminazione ideologica freudiana e gnostica.
    Si sa come tali disgregatrici concezioni stiano più o meno apertamente divulgandosi, anche indipendentemente dal T., soprattutto con la scusa del male inteso sviluppo integrale della personalità. Non c'è errore moderno che non trovi nel clima teilhardiano qualche alimento.


    T. cerca di riattaccare poi la sua doppia affermazione al suo sistema, radicalizzando così ancor più la sua dissolvente concezione «rivoluzionaria».
    «Ho soprattutto insistito... nella mia interpretazione della Noogenesi [movimento che sfocia nella Noosfera, Umanità] sopra il fenomeno della sopra-concentrazione individuale, che conduce la coscienza corpuscolare [delle monadi iniziali: secondo un'aberrante e confusa concezione pampsichista] a ripiegarsi e a rimbalzare su di sè in forma di pensiero. Ora ecco, per questo grande avvenimento cosmico della Riflessione si scopre un complemento essenziale, a chi sa vedere [!],... che si potrebbe chiamare il Passo dell'amorizzazione [da notare che T. soleva attribuire invece al sommo centro Omega l'azione amorizzante, cfr. Le Phén. H., 293 ss.; inoltre essa deve far confluire tutti gli individui, mentre l'attrazione amorosa sessuale congiunge solo due, separandoli dagli altri: il solito mucchio di confusioni e di contraddizioni teilhard iane]. Anche dopo il lampo dell'individuo improvvisamente rivelato a se stesso [con lo sprigionarsi del pensiero], l'Uomo elementare resterebbe incompiuto se, nell'incontro con l'altro sesso, all'attrazione centrica di persona-a-persona, egli non s'infiammasse [passionalmente e carnalmente, non esclusa la procreazione: sarebbe il modo più completo e quindi più efficace]. L'apparizione di una monade riflessiva [l'individuo] è compiuta con la formazione di una diade affettiva. E... solamente... a partire da questa prima scintilla, tutto il seguito... cioè la graduale e grandiosa elaborazione d'un Neo-cosmico, d'un Ultra-umano, e d'un Pan-cristico [contraddicendosi, come ho detto, perché la "diade" sessuale crea i binomi e non la universale convergenza] ...non solamente illuminati radicalmente d'Intelligenza, ma anche impregnati nella loro massa intera, come da un cemento unitivo, dell'Universale Femminino».


    E' sorprendente che vi siano lettori che davanti a questi altisonanti e vuoti accavallarsi di immagini [che sostituiscono le idee e nascondono le incoerenze] parlino di profondità di pensiero. Si parli piuttosto di fervida fantasia. E in questo caso essa è anche, purtroppo, di bassa lega.

Ma, a parte questo, è chiara la coerenza di base d'una concezione che parte dalla Materia matrix. In tale concezione - per non dire altro - non si vede come trovare posto alla spiritualità verginale e, in particolare, al celibato ecclesiastico, soprannaturalmente e coerentemente intesi.

MONS. PIERCARLO LANDUCCI: L'EVOLUTION DE LA CHASTETÉ DEL P. TEILHARD DE CHARDIN

MITI E REALTÀ
CONFUTAZIONE DEGLI ERRORI POSTCONCILIARE
MONS. PIERCARLO LANDUCCI
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L'EVOLUTION DE LA CHASTETÉ


   Ed ecco ora questa aberrante dottrina esposta ne L'Évolution de la Chasteté (1934): «L'uomo, come ogni altro animale [considerato quindi anche nell'attività carnale], è essenzialmente una tendenza all'unione completiva [coniugale, carnale], un potere di amare. E' a partire da questo slancio primordiale che si sviluppa e sale e si diversifica la lussureggiante complessità della vita intellettuale e sentimentale [proprio tutto: la fissazione freudiana]. Per quanto siano alti e larghi, i nostri rami spirituali affondano nel corporale [in quell'amore unitivo carnale]. E' dalle riserve passionali [nella pienezza, carnali] dell'uomo che salgono, trasfigurati, il calore e la luce della sua anima. Là, come in un germe, si concentrano inizialmente per noi la punta più fine, la molla più delicata di tutto lo sviluppo spirituale» .


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