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venerdì 13 settembre 2013

IL SI E IL NO NEL REGNO DELL'OPINIONE




Fonte: Totus Tuus

P. L. Taparelli d'A. S.J., Risorgimento – Il regno dell’opinione. «La Civiltà Cattolica», Serie IV, Vol. VI - 16 giugno 1860, pag. 653 e segg. Leggete le Memorie per la storia del Giacobinismo, che furono, può dirsi, la prima denuncia solenne dell'immensa congiura illuministica; scorrete poi tutta la storia degli sconvolgimenti europei: interrogate finalmente tutti coloro, dai quali fu insegnata in teoria, o esercitata in pratica l'arte (vera arte oggidì che s'insegna per principii, che ha pronti i metodi, sperimentati i mezzi, calcolato il tempo, sicuri i risultamenti) di sconvolgere una società quieta: tutti vi dimostreranno che è uopo padroneggiare le teste prima di comandare nelle piazze.


IL SI E IL NO NEL REGNO DELL'OPINIONE 
«La Civiltà Cattolica», Serie IV, Vol. VI - 16 giugno 1860, pag. 653 e segg.


Che ne dite, lettore? L'opinione è ella regina del mondo?
Gli è cotesto uno di quei problemi equivoci, al quale può giustamente rispondersi il sì non meno che il no. Per distrigarlo dalle ambagi, lo trasformeremo in altri due problemi.
«Tocca alla verità delle cose racconciarsi coll’opinione degli uomini, ovveramente all'opinione degli uomini conformarsi colla verità delle cose»? Se l'opinione potesse trasformare le cose, il dubbio potrebbe essere ragionevole. Ma l'essere delle cose è indipendente dal nostro pensiero. Si opinò per secoli secondo il sistema tolemaico, indi secondo il copernicano, né gli astri cambiarono per questo il loro corso. Dunque l'opinione non è regina del mondo.
Ora ecco un secondo problema. «L'uomo si guida egli naturalmente secondo la sua opinione o contro la sua opinione»? O in altri termini: «L'uomo e la moltitudine degli uomini possono operare senza volere un bene, e volerlo senza conoscerlo»? 

giovedì 12 settembre 2013

DRAMMA DELL'ESEGESI MODERNA 4






Estratto dal libro 

MITI E REALTA'

del Servo di Dio Mons. PIER CARLO LANDUCCI(una nota biografica del Servo di Dio in fondo a questo documento)

Scaricabile in Totus Tuus
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ESEGESI SCOTTANTE SUL MISTERO PASQUALE


     Cerco un bel commento moderno sulla passione e risurrezione di Gesù. Il libraio dice che di attualità non ha altro di pregevole da consigliare che il volume Passione e resurrezione del Signore dell'illustre domenicano Pierre Benoit, direttore della Scuola Biblica di Gerusalemme (trad. Gribaudi ed., 1967). Nel catalogo delle Editions du Cerf sono riportati infatti vari calorosi giudizi sull'originale francese. J. J. Weber, Arcivescovo di Strasburgo: «Questo libro di esegesi è un libro di vita spirituale e di formazione pastorale. Quante visioni commoventi... quante osservazioni sagge su come deve essere un apostolo del nostro tempo!... Un libro di luce e di pace per le intelligenze». In Verbum Caro: «Un ammirabile libro di meditazione». In Prétres diocésains: «Si raccomanda nel modo più caloroso quest'opera magistrale, che illumina il mistero pasquale e quindi tutta la liturgia» . Nella Civiltà Cattolica (21 sett. 1968: G. De Rosa): «I vantaggi di questo metodo sono evidenti... Questo volume... ha anche un alto valore spirituale... raccomandiamo vivamente la sua lettura». Immagino pertanto che il libro vada a ruba. Quanto a La Scuola Cattolica (3 - 1967, 389 ss.), nel recensirlo, dice che esso «interessa la sempre più scottante esegesi dei Vangeli... si muove secondo i binari della più recente e critica esegesi moderna... è pure fortemente sconcertante». Lo sconcerto non sembra preoccupare però il recensore che augura al libro «larga fortuna anche in Italia».
    Riconosco che nel libro vi sono belle pagine. Quanto al resto sono del sommesso parere che non sia per niente utile sconcertare i lettori; tanto meno con questi sistemi esegetici sbrigativi, che è quanto dire superficiali; e ancor meno sul culminante mistero della morte e risurrezione di Gesù.
     Scorrendo queste pagine si può cogliere un interessante florilegio, metodologicamente assai istruttivo. Ne dò alcuni saggi.

giovedì 5 settembre 2013

DRAMMA DELL'ESEGESI MODERNA 3






Estratto dal libro 

MITI E REALTA'

del Servo di Dio Mons. PIER CARLO LANDUCCI(una nota biografica del Servo di Dio in fondo a questo documento)

Scaricabile in Totus Tuus
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LA PROMESSA DEL PRIMATO

   Fedele alla sua tradizione di alta vitalità, l'Associazione Biblica Italiana non poteva scegliere per la XIX Settimana Biblica (settembre 1966), nell'imminenza del centenario del martirio di S. Pietro, più opportuno oggetto di studio che il principe degli apostoli. Naturalmente i testi relativi al primato e in particolare alla promessa del primato, in Mt 16, hanno avuto la loro parte, diretta o indiretta con le trattazioni del P. Ignazio de la Potterie S.J., del P. Ortensio da Spinetoli, di Mons. Settimio Cipriani, limpidamente riprodotte nel volume degli Atti della Settimana, San Pietro (Paideia, Brescia, 1967), quanto mai utili per il critico ripensamento del fondamentale problema. Per le pagine mi riferirò al volume e indicherò i predetti illustri Professori rispettivamente con P., O., C.
   Naturalmente il critico ripensamento non esclude, anzi sollecita, alla occorrenza, le motivate confutazioni. E i motivi sono molti.

IL TESTO DI S. MARCO

   La dotta trattazione è del de la Potterie. Egli dichiara che non intende riferirsi al celebre testo di Mt «su cui è già stato scritto tanto», ma solo al parallelo testo di Mc, «assai diverso da quello di Mt», senza entrare nella problematica dell'armonia dei due testi, conformemente anche allo «orientamento attuale nello studio dei sinottici», meno interessato alla concordanza e più alla «redazione propria dei singoli evangelisti» (59). - Non posso non esprimere subito i miei dubbi che questa riduzione al solo Mc della analisi della confessione messianica di Pietro sia veramente realizzabile e sia stata qui realizzata. Tale analisi implica infatti, in qualche modo, fatalmente, o la negazione del parallelismo dei due classici testi, o, non potendosi esso negare, una effettiva presa di posizione circa la loro mutua armonia o disarmonia.

    Una creazione redazionale di Marco. - Mc 8, 27-28 sarebbe «una inclusione, quasi certamente dovuta il Marco», cioè (se non interpreto male) una creazione redazionale di Marco, come richiamo al «tema principale, che è la rivelazione ai discepoli della vera identità di Gesù» (62). La prova della «inclusione» sarebbe suggerita dal fatto che le «diverse opinioni che circolavano su Gesù» erano state già esposte «quasi negli stessi termini» in Mc 6, 1. 4-15 (ivi). - L'affermazione sembra, in realtà, alquanto affrettata e frutto della moderna psicosi esegetica di identificare i testi simili. Essa comporta, innanzi tutto, l'attribuzione della qualifica di creazione redazionale anche al passo parallelo di Mt 16, 13-14, snervando notevolmente tutta la celebre sezione pietrina matteana. Circa il fatto della stretta somiglianza, d'altra parte, non è difficile osservare che se le opinioni circolanti su Gesù erano veramente quelle già narrate in Mc 6, 14-15, in questa nuova occasione, rispondendo gli apostoli alla domanda di Gesù, esse non potevano non essere ripetute. Tra i due testi di Mc comunque, c'è l'essenziale differenza che nel primo sono storicamente narrate le opinioni correnti su Gesù, mentre nel secondo viene annotato il fatto nuovo e solenne della domanda esplicita di Gesù stesso, che determinò la risposta.
   Il testo di Mc 8, 27-28, in quanto contiene la domanda di Gesù, rientra inoltre in ciò che «Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò», di cui la «Chiesa... afferma senza alcuna esitanza la storicità», ossia la «trasmissione fedele» (Cost. Dei Verbum, 19: deh. 901): esso non può essere quindi sbrigativamente proclamato una pura inclusione di Mc.

   Pietro a nome di tutti. - Quanto a Mc 8, 29, «Pietro risponde non solo a suo nome, ma come portavoce di tutti i discepoli». Ciò risulterebbe provato considerando: che tutta questa sezione del vangelo è come una progressiva «rivelazione» fatta a tutti i «discepoli» (della quale la guarigione del cieco di Betsaida, 8, 22-26, caratteristica per il suo svolgimento «progressivo» e per «il parallelismo di struttura con la confessione di Pietro», è «simbolica e prefigurativa»); che «Gesù pone la domanda a tutti i discepoli»; che «dopo la confessione di Pietro, Gesù di nuovo... si rivolge a tutti»; che nella successiva scena del rimprovero a Pietro «Gesù parlava così "vedendo i suoi discepoli" (8, 33)». «La risposta di Pietro quindi... esprime la fede di tutto il gruppo apostolico, anzi... di ogni discepolo di Gesù» (64. 65). - L'affermazione è forte perché nega non solo qui, ma conseguentemente (non potendosene, come dicevo, prescindere) nel parallelo Mt 16, 16, ogni superiore e personale valore della risposta di Pietro. Ma invece solo questa superiore risposta poté giustificare l'elogio di Gesù e la conseguente promessa dei v. 17- 18 di Mt.
   Non si può fare effettivamente un'analisi critica della risposta di Pietro in Mc prescindendo da Mt (come si preferirebbe fare, secondo P, nell'«attuale studio dei sinottici», 59), perché è proprio il tenore laudativo della risposta di Gesù in Mt che svela gli speciali sentimenti della confessione di Pietro. Dinanzi a questa chiarificatrice e solida prova le suddette vaghe ragioni addotte per interpretare Pietro come puro porta­voce di tutti perdono ogni valore.

   Comunque, anche se non esistesse questo chiarificatore parallelo di Mt, quelle vaghe ragioni sarebbero ben poco persuasive. Lasciamo andare il preteso parallelismo di struttura tra la narrazione della «progressiva guarigione del cieco di Betsaida» e la «illuminazione spirituale dei discepoli» (64), parallelismo che P. osa addirittura definire «troppo preciso per essere fortuito» (ivi). E' ben facile rispondere che lo svolgimento dei fatti nella guarigione del cieco ha una chiara e sufficiente spiegazione nell'intento di alimentare nel cieco stesso la meritoria fede nella guarigione e poi di evitare prudentemente la eccessiva emozione del pubblico; e comunque se il supposto intento simbolico fosse vero, esso additerebbe piuttosto l'illuminazione spirituale di uno solo e non di tutti.
   Ma anche le altre ragioni lasciano in realtà il problema impregiudicato. Il fatto che Gesù si sia rivolto a tutti non esclude in alcun modo che la reazione di Pietro sia stata molto più illuminata di quella degli altri.
   Quanto all'ammonimento di tacere è chiaro che doveva essere dato a tutti quelli che avevano sentito la solenne confessione di Pietro.
   Quanto, infine, al rimprovero dato poi a Pietro, «vedendo i discepoli», è naturale che Gesù abbia tenuto conto della presenza degli altri, che dal comportamento di Pietro sarebbero stati indotti in errore. Del resto non è il solo caso in cui Pietro, in presenza degli altri, interviene con intensità di sentimenti e di iniziative nettamente personale, come, per es., dopo la pesca miracolosa (Lc 5, 8) e quando camminò sulle acque (Mt 14, 28 ss.).

IL TESTO DI S. MATTEO

    Un'amplificazione e rielaborazione redazionale. - Questa seconda trattazione è del P. Ortensio. Essa affronta, con la grande erudizione propria dell'autore, il problema essenziale dell'autenticità e veridicità di Mt 16, 13-20. Il dotto biblista riconosce pienamente che «tutti i manoscritti e tutte le versioni del primo vangelo sono a favore della autenticità del testo del primato» (81 n. 9). Tuttavia afferma che «oggi l'autenticità del testo del primato è ancora controversa» (82). - Ora io penso effettivamente che con i criteri esegetici che qui vengono adottati i quali sembrano differire assai poco dai lamentati «canoni della critica storica del secolo scorso, secondo i quali si poteva cancellare dalla narrazione evangelica qualsiasi brano difficile o contrastante col resto del racconto» (80 n. 2), canoni superficiali che non tenevano conto delle facili soluzioni di quelle difficoltà e di quei contrasti, la controversia non si potrà davvero risolvere mai. 

    Ritengo anche - per ribadire un mio ripetuto rilievo - che sia criticamente illusorio chiamare eufemisticamente «indipendenti» (81) i non cattolici avversari del testo. Nell'atteggiamento di costoro infatti non può non incidere fortemente la ripugnanza preconcetta ad ammettere un testo così fondamentale per il primato di Pietro. Più realista è il calvinista O. Cullmann, alquanto favorevole al testo, che così si lamenta: «Siamo spiacenti che, a differenza della maggior parte dei critici cattolici, gli esegeti protestanti, preoccupati troppo esclusivamente di sostenere contro di noi l'inautenticità della promessa fatta da Gesù a Pietro, non abbiano, in genere, neanche presa in considerazione la tesi che abbiamo proposto a proposito del suo quadro primitivo» (82 n. 14).

     Nonostante l'unanimità riconosciuta dei manoscritti e delle versioni in favore del testo matteano, il relatore nega la veridicità, ossia la storicità diretta del suo contenuto e rivendica la tesi, oggi molto diffusa, divulgata da A. Voegtle (1954) e M. Zerwick (1959), secondo cui veridico sarebbe il testo breve di Mc 8, 29 (simile a Lc 9, 20), mentre il parallelo Mt 16, 15 -19 (con l'amplificata risposta di Pietro, il celebre elogio fattone da Gesù e la susseguente ampia promessa del primato: cioè tutti gli elementi praticamente importanti) sarebbe una amplificazione redazionale di Mt. In essa l'agiografo avrebbe riportato sia un'interpretazione teologica del pensiero di Gesù (specialmente quanto all'elogio di Pietro), sia parole dette in altra occasione (tutto ciò inteso in modo vario dai vari autori). - Prima di analizzare le motivazioni addotte a giustificazione di tale tesi, le si può subito opporre, in sintesi, che tutto il brano di Mt è così bene concatenato psicologicamente e logicamente da rivelare un racconto di getto, narrato al luogo suo. Ecco il suo lineare svolgimento: prima la calda risposta di Pietro (esposta nella sua sintomatica pienezza, a differenza degli altri sinottici), poi la rivelazione della fonte ispiratrice di tale risposta e la conseguente glorificazione di Pietro, quindi la promessa della dignità operante del primato, a garanzia del quale proseguirà la assistenza del Padre, già ora sperimentata.
    O., sempre seguendo il Voegtle, riconosce bensì questa unitaria concatenazione, ma per trarne invece una difficoltà: «proprio questa eccessiva, quasi studiata simmetria induce a supporre una rielaborazione più che una tradizione originale» (90). - Dunque, proprio non si contentano mai. Se fosse mancata la concatenazione ne avrebbero dedotto la non autenticità; c'è, e dicono che è troppa. E quella giusta quale sarebbe stata? Ci ritroviamo davanti a quegli stessi criteri esegetici che inducono, per es., a dubitare del vangelo dell'Infanzia perché le due annunciazioni a Zaccaria e a Maria sono troppo simmetriche. Ma dimenticano da un lato il logico svolgimento degli atteggiamenti umani e dall'altro che le illuminazioni e gli interventi di Dio sanno fare le cose in armonia, cioè bene.

    Svuotamento della celebre testimonianza. - I sostenitori dell'amplificazione redazionale di Mt ricordano la perfetta compatibilità della ispirazione con il diverso ordinamento delle varie narrazioni da parte dei rispettivi evangelisti. Nel caso nostro la testimonianza evangelica del fatto del primato resterebbe ugualmente valida. - Nessun dubbio su quel principio esegetico in astratto. Diverso però è il caso, quando si tratta di un preciso e circostanziato colloquio, in cui (come già ho accennato sopra) l'insegnamento di Gesù si congiunge a una sua precisa iniziativa, a un fatto storico di Gesù, per cui viene narrato quello che egli «effettivamente operò e insegnò», di cui la suddetta Cost. Conciliare garantisce «senza alcuna esitanza la storicità» e «trasmissione fedele».

   Comunque chi volesse parlare davvero di testimonianza ugualmente valida dimostrerebbe un troppo facile senso critico. Come credere sicuramente, su un piano critico storico, all'obiettivo riferimento del pensiero di Gesù da parte di chi ne deforma totalmente l'inquadratura storica? Perché, ammesso non autentico l'elogio di Pietro (v. 17), dovrebbe essere autentica la promessa del primato (v. 18-19)? Dove finisce l'artificiosità redazionale e comincia la inserzione, la interpretazione, la elaborazione di un discorso storico o di un pensiero di Gesù?
    La varietà delle risposte dei vari autori sono la dolorosa riprova dello svuotamente pratico del valore di questa celebre testimonianza. Nella rinomata conferenza di S. Giorgio Canavese (1959), per es., l'illustre P. M. Zerwick non ritenne di andare, in sostanza, oltre la possibilità («niente proibisce») che Gesù abbia pronunciato le parole dei vv. 18-19 in altro «contesto storico che non ci è conservato»; il Cullmann (seguito, come vedremo nella terza trattazione, dal prof. Cipriani) fa corrispondere la confessione di Pietro a quella eucaristica di Gv 6, 69 e la promessa del primato a Lc 22, 32. Effettivamente, se si ammette che il divino elogio a Pietro sia soltanto un'interpretazione matteana del pensiero di Gesù, perché non ritenere che sia tale anche la promessa del primato, sulla pura base degli altri segni di preminenza dati da Gesù a Pietro? E così l'apporto originale e particolare del celebre testo sfuma. Esso potrà restare ancora come l'espressione della primitiva fede apostolica, ma non più come valida testimonianza della clamorosa ed esplicita proclamazione di Gesù, che della fede apostolica è un grandioso fondamento.

    Si può anche notare, sul piano metodologico, in gran parte di questi illustri critici, una strana disarmonia critica, che consiste da un lato nel pretendere per i testi massima sicurezza (cosa ottima) e dall'altro nel trasformare tanto facilmente e quasi tacitamente le loro ipotesi sostitutive in assolute certezze.
    Ecco, per es., l'evoluzione compiuta, quasi inavvertitamente a poche righe di distanza, dall'O., del giudizio sull'ipotesi della inserzione dei vv. 17-19: prima essa è presentata come «possibilità»; poco dopo la possibilità diventa un fatto: «il testo di Matteo è pertanto secondario cioè rielaborato»; a fine pagina si aggiunge l'avverbio «certamente» (85).

    Inconsistenti obiezioni critiche. - Ma veniamo al peso àelle motivazioni critiche per negare la genuinità del racconto di Mt. Il motivo principe è la «inconcepibilità», nell'ipotesi della genuinità, del corrispondente silenzio di Mc e Lc (82 ss.), mentre non fa alcuna difficoltà una amplificazione redazionale di Mt. - Ora francamente direi che se una cosa è davvero poco concepibile è che si dia peso a un tale argomento ex silentio, in un genere narrativo così saltuario ed episodico come quello dei Vangeli (in cui un Giovanni, per es., pur attardandosi lungamente sull'ultima cena omette la istituzione dell'Eucaristia; in cui lo stesso Marco non riporta il discorso alle turbe del Battista, col quale pur si apre il suo vangelo, omette tutto il discorso della montagna, ecc.): è come un meravigliarsi di trovare un foro in un colino.
   Comunque non è difficile intuire che Mc, quale ripetitore di Pietro, possa avere omesso gli episodi personali e di emergenza di Pietro in quanto Pietro su di essi voleva sorvolare (per motivo non solo di umiltà, ma di prudente discrezione, per evitare contrasti e gelosie; così in altri casi, come per l'episodio della deambulazione sul mare, Mt 14, 28-31 e per il tributo, Mt 17, 23-26; mentre la umiliante triplice negazione è anche da Mc ampiamente narrata). Inoltre il filo logico della narrazione, orientato verso la drammatica precisazione sulla immolazione di Cristo (Mc 8, 31-33), sigillata da quel vibrante rimprovero (8, 32-33), suggeriva di mantenerne l'unità, scavalcando l'episodio di Pietro che era di tonalità gloriosa, tonalità psicologicamente opposta a quella del filo narrativo (benché opportunissima nell'intento formativo di Gesù che inseriva così la gloriosa missione di Pietro nella propria strada del sacrificio).
   Del resto Mc conosceva bene il primato di Pietro, visto che ne mette sempre il nome al primo posto (come in 3, 16; 5,37; 9, 1.4; 13, 3; 14, 33), ed è l'unico a fare menzione speciale di Pietro nel messaggio angelico al mattino della risurrezione (16, 7) (come lo conosceva Lc che, unico, riporta gli speciali riferimenti di Gesù di 5, 10; 22, 32). Se facesse pertanto difficoltà l'omissione del passo matteano così da dover supporre che Mt l'abbia qui inserito da altro contesto, farebbe ugualmente difficoltà che Mc (e Lc) non ne abbia parlato in nessun altro luogo.
   Infine è falso che se il passo di Mt non fosse genuino sarebbe facilmente concepibile l'inserzione fattane da Mt: proprio invece quel disarmonico contesto di sacrificio glielo avrebbe sconsigliato.
   La motivazione fondamentale perde dunque qualsiasi vera consistenza. Scorriamo ora le altre obiezioni.

   «La presente confessione di Pietro (16, 16) contrasta inconciliabilmente [!] con la [perdurante] ottusità dell'apostolo... (16, 22-23; 17, 4, Mc 9, 5; Lc 22, 24)» (82). Inoltre il conseguente elogio di Gesù (v. 17) «è talmente anacronistico che Matteo ha sentito il dovere [strano dovere, secondo i negatori della genuinità, di calzare con parole inventate o personalmente interpretate, di Gesù, su un punto così basilare, altre parole inventate!] di attribuirne il merito [della confessione petrina] al Padre celeste e, per ulteriore scrupolo [strano scrupolo di aggravare l'inganno con la tacita reinserzione nella vera cronaca]... di riprodurre anche il divieto di promulgare l'annunzio» (91). - Niente invece di più conciliabile e nessun segno più suggestivo della piena obiettività storica di Mt (il quale, oltre tutto, non era così inetto da non vedere, se ci fosse stata, questa pretesa inconciliabilità) che una superiore visione soprannaturale di Pietro della realtà messianico-divina di Gesù (nel quadro della missione stessa di Pietro, così da giustificare le parole di gloria e la promessa del primato) congiunta a una ancora perdurante concezione (secondo il comune pensiero giudaico) della figura del Messia secondo le prospettive di un trionfo terreno.

   «Il comportamento di Gesù che... passa dal supremo elogio (v. 17) al più grave rimprovero (v. 23) non è meno contraddittorio» (82). - Ma perché non vedervi invece un mirabile realismo storico e psicologico, di evidenza elementare? L'elogio va alla confessione già soprannaturalmente molto illuminata (benché ancora non pienamente illuminata) della realtà messianico-divina di Gesù; l'aspro rimprovero va alla affettuosa, ma pur naturalistica ed egoistica permanenza delle prospettive trionfali terrene, cui ripugna assolutamente la preannunciata passione (prospettive sataniche nel senso che si opponevano ai disegni del Padre): insegnamento prezioso per tutti i seguaci di Cristo, in tutti i tempi.

    Non sarebbero ammissibili «tre risposte diverse alla proclamazione dell'apostolo: "Proibì loro di dire che egli era il Cristo" (v. 20); "Beato sei, Simone di Giovanni ecc." (v. 17); "E anch'io ti dico ecc." (v, 18)»(91). - Ma l'ordine non è questo. V'è prima la seconda, poi con perfetta logica la terza, quindi la prima. E quest'ultima conferma che la confessione di Pietro, a cui avranno poi aderito (anche se con minor luce e calore) tutti gli altri, era giusta e si era elevata molto in alto, rendendo prudentemente inapportuna per il momento la sua pubblica promulgazione.

    «L'autorità di cui appare rivestito l'apostolo a Cesarea di Filippo. (16, 18-19) sembra [resti] sconosciuta ai dadici... (cfr. 18, 1; 20, 20; 22, 24)». - Si trattava ancora di sola pramessa («ti darò»), ancora ovviamente non bene delineata.
    Essa era atta comunque, nel quadro dei perduranti sentimenti egostici terreni, a suscitare piuttosto che a togliere una qualche gelosia.

    Filologicamente, «il testo del primato, rivela, infine, un colorito ecclesiale, un vacabolario (ecclesia, legare-sciogliere, ecc.) che non ri­torna non solo nel... parallelo Mc-Lc, ma neanche nel resto del van­gelo» (83). - Il rilievo. è insignificante se si pensa che è Gesù in una solenne ed eccezionale circostanza che ha parlato.
    Comunque questa terminologia si ritrova, per es., anche in Mt 18, 17-18.

LA CONFESSIONE DI PIETRO IN S. GIOVANNI

    Una strana identificazione. - Infine qualche breve rilievo sulla terza, anch'essa eruditissima, trattazione, dovuta a Mons. Cipriani. Anche C, in base alle suddette obiezioni, accetta la non genuinità del passo mat­teano in questo contesto (102 n. 9) e ritiene che Pietro . abbia risposto a nome di tutti (104). Egli accoglie inoltre un'antica tesi del Loisy, a suo tempo piuttosto seccamente respinta dal Lagrange (103), secondo cui «la confessione che ci riferiscono i sinottici» corrisponderebbe alla «confessione di Pietro in S. Giovanni»: cioè Mc 8, 27-33 è parall. a Gv 6, 67-71 (93, 102). - E' chiaro che in questo modo la professione di Pietro perde la sua originalità ed ogni titolo per giustificare le parole di elogio e la promessa del primato, come sono state presentate nella redazione matteana.

    «La ragione di fondo di questa identificazione ci sembra di poterla individuare - dice il C - nella stessa collocazione materiale dell'episodio. E' indubbio infatti che, a ben considerarlo, tutto il c. VI di S. Gio­vanni segue fedelmente la successione degli identici fatti narrati nella cosiddetta "sezione dei pani" in S. Marco 6, 30-8, 33» (104). - A questo punto mi chiedo subito sinceramente come possa essere possibile che episodi presentati in modo tanto diverso come il colloquio di Cesarea di Filippo e il finale discorso e colloquio eucaristico di Cafarnao possano combaciare. Perché non supporre, più naturalmente, nella migliore ipotesi, che si siano, in qualche modo, susseguiti?
    Per il combaciamento debbo attendermi comunque che quella affer­mata «stessa collocazione materiale» sia molto precisa. Vediamo. dunque. C. precisa che alla «fedele successione degli stessi fatti» fanno però eccezione «tutto il capitolo VII (di Mc), in cui si introducono le questioni relative alla mondezza interiore (7, 1-23), il miracolo. della Cananea (7, 24-30) e della guarigione del sordomuto (7, 31-37), e, nel capitolo VIII, 8, 1-10, 22-26, in cui si narra una seconda moltiplicazione dei pani e in più la guarigione di un cieco nato». Veramente si doveva anche aggiungere alle eccezioni Mc 6, 53-56 con la descrizione della moltitudine di miracoli fatti nella «regione del Gennesaret». ­Sarebbe questa dunque quella «fedele successione dei fatti» che giustificherebbe la «identica collocazione materiale dell'episodio»? Chi si contenta!

    In realtà, come è noto, nella prima parte del c. 6, Gv, derogando al suo metodo, riferisce due episodi narrati dai sinottici, cioè la prima moltiplicazione dei pani e la deambulazione sulle acque. Poi, mentre egli prosegue a narrare fino alla fine del capitolo il grande discorso della promessa dell'Eucaristia e le reazioni degli uditori (il tutto nella sinagoga di Cafarnao e infine restando almeno nella zona, come è suggerito da Gv 7, 1), il secondo vangelo narra un ulteriore lungo periodo di altri discorsi, di attività e di peregrinazioni di Gesù fino al grande colloquio di Cesarea di Filippo. Giovanni cioè, subito dopo quei due episodi comuni, riacquista la sua caratteristica non di reduplicatore, ma di integratore dei sinottici, omettendo le loro narrazioni e fissando il grande discorso di Cafarnao da essi omesso. Tutto l'opposto dunque della identica collocazione.

    Le particolari rassomiglianze di situazioni che vengono annotate dal C (105 ss.) o sono soltanto apparenti o rientrano in situazioni analoghe, ma tutt'altro che uguali. - E' inutile per es. sottolineare la corrispondenza tra Gv 6, 35-59 e Mc 8, 14-21 riferiti entrambi a osservazioni sul pane: nel primo infatti si parla del «pane della vita» spirituale, mentre nel secondo si parla del «lievito» come fermento e dottrina morale e del pane materiale di cui i discepoli non dovevano preoccuparsi.
    C'è bensì pure nel v. 67 di Gv 6 una domanda di Gesù. - Ma essa è in ordine all'Eucaristia e al contegno degli apostoli, non direttamente, come nei sinottici, in ordine alla sua persona.        
    Nel v. 68 c'è una risposta di fede di Pietro. - Ma essa è data, a differenza della confessione in Mt, nettamente a nome di tutti e in ordine puramente alla particolare rivelazione eucaristica.
    Pietro aggiunge bensì l'espressione «Santo di Dio», che implicitamente può equipararsi a «Figlio del Dio vivente» di Mt 16, 16 (C, 98 ss.). - Ma niente ci autorizza ad uguagliare l'adesione di fede di Pietro nei due casi.
    Nel v. 70 segue bensì una tenebrosa prospettiva di tradimento, che obiettivamente porterà alla passione, ricordata da Gesù dopo la promessa del primato. - In tale prospettiva del v. 70 la passione di Gesù però non è nominata.
    Questi agili, ma vaghi raccostamenti non possono dunque criticamente in firmare la concreta e originale solidità della testimonianza matteana. Nel confronto anzi non fanno che consolidarla.
    La monumentale scritta all'interno della cupola vaticana resta l'eco fedele della parola di Dio e della verità della storia.




lunedì 2 settembre 2013

Alterazione radicale della Rivelazione - Card. Siri

Estratto dal libro Getsemani
Scaricabile nel sito Totus Tuus


Sin dall'inizio, l'abbiamo già detto, la realtà divina di Cristo è stata contestata. Era inevitabile, perché se il Figlio di Dio fosse accettato senza contestazione, sarebbe il segno che lo scopo dell'Incarnazione, in questa carne dell'uomo nella storia che ha fatto seguito ad Adamo, sarebbe stato raggiunto, prima dell'Incarnazione.
Il cammino della verità rivelata si è compiuto, si compie e si compirà ad immagine della vita di Cristo: venuta direttamente da Dio, nascosta, pubblica, contestata, calunniata, integrale, sacrificante, colma di amore, misteriosa e limpida, divina e umana. In tal modo la Verità è apparsa alla superficie della vasta Chiesa e a poco a poco è stata espressa nelle formule e nelle definizioni della fede della Chiesa.
Lo storicismo filosofico e sociale, in quanto fissazione della coscienza dell'uomo su fini temporanei e ultimi, ma circoscritti nell'interminabile e storico tempo e movimento, ha suscitato nella coscienza cristiana, nei tempi detti moderni, con innumerevoli argomenti fittizi per mezzo di criteri razionalisti ma irrazionali, una contestazione diretta o indiretta, nascosta o ammessa, dell'integrale realtà del Figlio di Dio.
Tutta la vasta effervescenza critica degli ultimi secoli, la rimessa in discussione di tutti i fondamenti d'informazione storica sulla realtà di Cristo, sulla realtà della Chiesa, sulla realtà e la comprensione dei testi considerati come espressione scritturale delle verità rivelate, tutti gli sforzi di erronea e corruttrice analisi del linguaggio dell'uomo hanno avuto, coscientemente o incoscientemente, come bersaglio centrale l'Incarnazione del Verbo di Dio. La fede dell'uomo in questa verità, però, è l'unico fondamento della sua liberazione nella vita eterna.

domenica 1 settembre 2013

LA GRAZIA DI CRISTO E IL PECCATO ORIGINALE, PER SANT'AGOSTINO

LA GRAZIA DI CRISTO E IL PECCATO ORIGINALE

LA GRAZIA DI CRISTO
Dedica di questa opera ad Albina, Piniano e Melania.
1. 1. Quanto goda della vostra salute corporale e principalmente della vostra salute spirituale, o fratelli sincerissimi amati da Dio, Albina, Piniano e Melania, essendomi impossibile dirlo, lo lascio pensare e credere a voi, per poter subito parlare piuttosto delle questioni sulle quali mi avete consultato. Poiché era prossima la partenza del messaggero, ho dettato, come ho potuto e come Dio si è degnato concedermi, queste pagine in mezzo alle nostre occupazioni, molto più fitte qui a Cartagine che in tutti gli altri luoghi.
Ambiguità di Pelagio.
2. 2. Mi avete informato d'esservi adoperati con Pelagio perché condannasse per scritto tutti gli errori di cui è accusato e che ha risposto davanti a voi: "Anatematizzo chi pensa o dice che la grazia di Dio, in virtù della quale il Cristo è venuto in questo mondo per salvare i peccatori 1, non è necessaria non solo nelle singole ore o nei singoli momenti, ma anche per le nostre singole azioni; e coloro che tentano di eliminare la grazia finiscano nelle pene eterne". Chiunque ascolta queste parole ignorando il senso che Pelagio con sufficiente evidenza ha espresso nei suoi libri, non in quelli che dice essergli stati sottratti prima di poterli correggere o in quelli che nega assolutamente essere suoi, ma in quelli che ricorda nella sua lettera mandata a Roma, crede senz'altro che il suo pensiero collimi con il pensiero della verità. Chi invece sta attento a ciò che Pelagio dice più esplicitamente in quei libri, deve ritenere sospette anche coteste sue parole. Infatti, sebbene faccia consistere nella sola remissione dei peccati la grazia di Dio, in virtù della quale ilCristo è venuto nel mondo a salvare i peccatori, può aggiustare la sua dichiarazione di sopra ai limiti della remissione dei peccati dicendo: la grazia è necessaria nelle singole ore, nei singoli momenti e per le nostre singole azioni, perché, tenendo noi sempre in mente e richiamandoci alla memoria che ci sono stati rimessi i peccati, non dobbiamo peccare ulteriormente, aiutati non dalla somministrazione di un qualche potere, ma dalle sole forze della nostra propria volontà memore nelle singole azioni di quanto le è stato elargito con la remissione dei peccati. Similmente poiché i pelagiani sono soliti dire che il Cristo ci ha prestato il suo aiuto a non peccare per il fatto che ci ha lasciato un bell'esempio vivendo egli stesso con giustizia ed insegnando con giustizia, possono aggiustare la dichiarazione di sopra anche ai limiti dell'esemplarità di Gesù e dire che nei singoli momenti e per le singole nostre azioni è necessaria a noi una grazia siffatta, quella cioè di saper guardare in ogni nostro comportamento al comportamento esemplare del Signore. Si accorge benissimo la vostra fede quanto sia da distinguere questo riconoscimento della grazia da parte di Pelagio dal riconoscimento della grazia sul quale verte la questione. Eppure può esser coperta la differenza dall'ambiguità di coteste parole.
Pelagio dimostra di credere ancora a quello che sembrava aver condannato.
3. 3. Ma che c'è da meravigliarsi? Lo stesso Pelagio, dopo aver condannato negli Atti episcopali 2 senza nessuna esitazione quanti dicono che la grazia di Dio e il suo aiuto non si dà per le nostre singole azioni, ma consiste nel libero arbitrio o nella legge o nella dottrina - e qui noi credevamo che fossero finite su questo punto tutte le sue tergiversazioni -; dopo aver condannato altresì quanti insegnano che la grazia di Dio si dà secondo i nostri meriti, nonostante tutto questo, nei libri che ha poi pubblicati In difesa del libero arbitrio e ha ricordati nella lettera indirizzata a Roma, non dimostra di credere in nient'altro che in quello che sembrava aver condannato. Infatti fa consistere la grazia di Dio e il suo aiuto, che ci aiuta a non peccare, o nella natura e nel libero arbitrio o nella legge e nella dottrina: nel senso cioè che l'aiuto di Dio all'uomo perché stia lontano dal male e faccia il bene 3 si deve credere che consista nel fatto che Dio rivela e indica all'uomo ciò che deve fare, non nel fatto che Dio cooperi altresì con l'uomo e gli metta nell'animo l'amore necessario per fare ciò che ha conosciuto di dover fare.

sabato 31 agosto 2013

La settima ed ultima epoca della Chiesa, quella della Desolazione, che inizia con la nascita dell’Anticristo e dura fino alla fine del mondo.



Commento all'apocalisse
Beato Bartolomeo Holzhauser


T. Vers. 14. E all'Angelo della Chiesa di Laodicea, scrivi: L’Amen, il testimone fedele e verace, il principio della creazione di Dio. Il settimo ed ultimo stato della Chiesa inizierà con la na­scita dell’Anticristo e durerà fino alla fine del mondo. Sarà un’epoca di desolazione, durante la qua­le avverrà la totale apostasia dalla fede, come predetto in San Luca, al cap. 18: Ma quando il Figlio dell ’uomo verrà, troverà ancora la fede? In questo periodo si compirà l’abominazione della desola­zione descritta da S. Matteo al cap. 24, e da Daniele ai capp. Ile 12: E si consumerà il mondo e la parola della volontà di Dio. A questa epoca si adatta il settimo Giorno della Creazione del mondo, nel quale Dio completò la sua opera e riposò in questo giorno da tutte le opere che aveva intrapreso. Cfr, Gen. Cap. 2, Così nel settimo stato della Chiesa si compirà la sua opera spirituale, che aveva stabilito di operare per mezzo del suo Figlio Gesù. E riposerà quindi in eterno con tutti i suoi Santi. Alla medesima epoca conviene il settimo dono dello Spirito Santo, ossia quello della Scienza. In quel tempo infatti si apprenderà chiaramente, dopo che l’Anticristo sarà stato abbattuto e gettato nell'inferno, che Gesù Cristo si era fatto Uomo, e allora i Giudei restanti faranno penitenza. Come dice Daniele, inoltre, al cap. 12, molteplice sarà allora la scienza sulla terra, quando apparirà il se­gno del Figlio dell’uomo in ciclo c ogni occhio lo vedrà. A questo settimo stato conviene pure la settima cd ultima età del mondo, quella in cui si avrà la fine della creazione, per cui sarà anche l’ultima epoca della Chiesa. La figura di questo periodo è la Chiesa di Laodicea, che significa ‘vo­mito’, e tale sarà l’ultimo stato, perché, mentre l’Anticristo crescerà in età, la carità andrà raffred­dandosi, vi sarà la generale apostasia, si perturberanno i Regni, sconvolti dalle guen-e intestine, gli uomini non ameranno altro che se stessi, saranno accidiosi, tiepidi, mentre i pastori, ossia i Prelati e i Principi, saranno mediocri, alberi autunnali, senza foglie e frutti di opere buone, erranti come le meteore, nubi senza pioggia. E allora Cristo comincerà a vomitare la sua Chiesa dalla sua bocca, e permetterà che Satana sia sciolto ovunque e che il figlio di perdizione entri nel mondo.

giovedì 29 agosto 2013

Sì, hanno fatto di nuovo: il giorno della Messa del Masson nella diocesi di Pesqueira, una vera e propria casa di Madre Giovanna.

http://fratresinunum.com/2013/08/29/sim-eles-fizeram-de-novo-missa-pelo-dia-do-macom-na-diocese-de-pesqueira-uma-verdadeira-casa-da-mae-joana/

Traduzione del Google

Vi ricordate, cari lettori, la Messa celebrata dal scandalosa giorno di Mason nella diocesi di Pesqueira, Pernambuco, l'anno scorso. Le ripercussioni, anche internazionali, era enorme, e il post ha finito per essere il più letto in giro per l'anno 2012 in Fratres.

Ebbene, quest'anno, hanno fatto di nuovo. L'informazione è il sito di pesca in Focus:

Messa in omaggio al giorno di Mason (20 agosto)

Pubblicato il 2013/08/26 - Messa in onore della giornata Mason (20 agosto) Oggi in Sanharó-PE, celebrata da don Nilson, a cui hanno partecipato i membri delle logge massoniche di Sanharó, Belo Giardino e Pesca . Senza dimenticare la bella partecipazione Banda Filarmonica di Santa Cecilia e la comunità Sanharó.

Il celebrante, padre José Gomes de Melo, conosciuto come Padre Nilson, è la Parrocchia Parrocchia Amministratore del Sacro Cuore di Gesù e "articolatore" (?) Della Commissione diocesana per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso della diocesi di Pesqueira.

Questa volta, i massoni erano più discreto - lasciato il grembiule anno scorso e usato solo una piccola spilla. Ecco alcune foto:





L'anno scorso, avvicinato da un fedele, il Vescovo diocesano, Dom José Luiz Ferreira Salles, CSSR, si è scusato e ha detto semplicemente che ... era appena arrivato da viaggio! Quale sarà adesso la scusa del  vescovo? Sua Eccellenza è semplicemente connivente? Pronto a bandire l'idea che si può anche essere uno dei "fratelli" de loggiai di pesqueira ... Dio non voglia!

E cosa attende la Nunziatura Apostolica di agire? E i competenti Dicasteri della Curia Romana? Attendere che lo scandalo di ripetere anno dopo anno, in piena inerzia?

Assicurati di esprimere il loro ripudio alle autorità ecclesiastiche, preferibilmente per telefono o fax:

VESCOVO DIOCESANO DI PESQUEIRA

Don José Luiz Ferreira Salles , CSSR : domjosesales@gmail.com ; curia@diocesedepesqueira.org ;
Diocesi di Pesqueira pagina su Facebook : https://www.facebook.com/pages/Diocese-de-Pesqueira/131059023689139
Curia Diocesana : Cardinale Arcoverde Street, 23 Center . CEP : 55200-000 Pesca - EP
Telefono / Fax : (87) 3835.1562
Nunziatura Apostolica

Reverendo Don Giovanni D' Aniello , Nunzio Apostolico
Viale delle Nazioni , Quadra 801 Lt. 01 / CEP 70401-900 Brasilia - DF
Cx Postal 0153 Cep 70359-916 Brasília - DF
Cellulari: (61) 3223-0794 o 3223-0916
Fax : (61) 3224-9365
E-mail : nunapost@solar.com.br

SEGRETARIO DI STATO DELLA SANTA SEDE :

Sun Eminenza Tarcisio Bertone
Palazzo Apostolico Vaticano
00120 Città del Vaticano - ROMA
Tel. 06.6988-3438 Fax : 06.6988-5088
1 ° Sezione Tel 06.6988-3014
2 ° Sezione Tel 06.6988-5364
email : vati026@relstat-segstat.va ; vati023@genaff-segstat.va ; vati032@relstat-segstat.va

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Eccellenza Mons. Gerhard Ludwig Müller
Palazzo del Sant'Uffizio , 00120 Città del Vaticano
E-mail : cdf@cfaith.va - Tel 06.6988-3438 Fax : 06.6988-5088

CONGREGAZIONE PER IL CLERO

Eminenza il Cardinale Arcivescovo Mauro Piacenza :
Piazza Pio XII , 3 00193 - Città del Vaticano - ROMA
Tel : (003906) 69884151 , fax: (003906) 69884845
Email : clero@cclergy.va (Segretario )

CORTE SUPREMA DI Segnatura Apostolica

Sun Eminenza il Cardinale Raymond Leo Burke .
Piazza della Cancelleria , 1-00.186 ROMA
Tel. 06.6988-7520 Fax : 06.6988-7553

Congregazione per IL LA CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI sacramenti

Eminenza l'Arcivescovo Cardinale Antonio Cañizares Llovera , Prefetto della Congregazione egregio , Palazzo delle Congregazioni
Piazza Pio XII , 10
00120 Città del Vaticano - Santa Sede - Tel. 06-6988-4316 Fax : 06-6969-3499
email : cultidiv@ccdds.va ; vpr-sacramenti@ccdds.va

CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA - i seminari e gli istituti di studio:

Eminenza il Cardinale Zenon Grocholewski Sun :
Piazza Pio XII , 3 00193 - Città del Vaticano - ROMA
Tel. 06.6988-3438 Fax : 06.6988-5088

Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica

Reverendo Dom João Braz de Aviz :
Piazza Pio XII , 3 00193 - Città del Vaticano - ROMA
Tel. 06.6988-3438 Fax : 06.6988-5088
Sindaco : +39 . 06 . 69884121
Segretario Mons. Joseph William Tobin , C.Ss.R. : +39 . 06 . 69884584
E- mail: @ civcsva.pref ccscrlife.va ( Sindaco )
civcsva.segr @ ccscrlife.va ( segretario)
vati059@ccscrlife.va ( info)

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Le drame de la fin des temps, per P. Emmanuel Andre




« La puissance des miracles, dit-il, sera retirée, la grâce des guérisons enlevée, la prophétie aura disparu, le don d’une longue abstinence sera diminué, les enseignements de la doctrine se tairont, les prodiges miraculeux cesseront. Ce n’est pas à dire qu’il n’y aura plus rien de tout cela ; mais tous ces signes n’éclateront pas ouvertement et sous mille formes comme aux premiers âges. Ce sera même l’occasion d’un merveilleux discernement. Dans cet état humilié de l’Église, grandira la récompense des bons, qui ’attacheront à elle purement en vue des biens célestes ; quant aux méchants, ne voyant plus en elle aucun attrait temporel, ils n’auront rien à déguiser, ils se montreront tels qu’ils sont. » (Saint Grégoire Mor, 1. XXXV

Premier article (mars 1885)

I. – Nous avons considéré l’Église dans le passé et dans le présent ; il nous reste à la contempler dans l’avenir.
Dieu a voulu que les destinées de l’Église de son Fils unique fussent tracées d’avance dans les Écritures, comme l’avaient été celles de son Fils lui-même ; c’est là que nous irons chercher les documents de notre travail.
L’Église, devant être en tout semblable à Notre Seigneur, subira, avant la fin du monde, une épreuve suprême qui sera une vraie Passion. Ce sont les détails de cette Passion, en laquelle l’Église fera voir toute l’immensité de son amour pour son divin Époux, qui se trouvent consignés dans les écrits inspirés de l’Ancien Testament et du Nouveau. Nous les ferons passer sous les yeux de nos lecteurs.
Nous n’avons l’intention d’épouvanter personne, en trai­tant un semblable sujet. Nous dirons plus : il nous semble renfermer, à côté de grands enseignements, de grandes conso­lations.
II. – C’est assurément un triste spectacle que de voir l’huma­nité, séduite et affolée par l’esprit du mal, tenter d’étouffer et d’anéantir l’Église sa mère et sa tutrice divine. Mais de ce spectacle sort une lumière qui nous fait apparaître l’histoire tout entière sous son vrai jour.
L’homme s’agite sur la terre ; mais il est mené par des puissances qui ne sont pas de la terre. A la surface de l’his­toire, l’œil saisit des bouleversements d’empires, des civilisa­tions qui se font et qui se défont. En dessous, la foi nous fait suivre le grand antagonisme entre Satan et Notre Sei­gneur ; elle nous fait assister aux ruses et aux violences de l’Esprit immonde, pour rentrer dans la maison de laquelle l’a expulsé Jésus-Christ. A la fin, il y rentrera, et il voudra éliminer Notre Seigneur. Alors les voiles seront déchirés, le surnaturel éclatera partout ; il n’y aura plus de politique proprement dite ; un drame exclusivement religieux se déve­loppera et enveloppera l’univers entier.
On peut se demander pourquoi les péripéties de ce drame sont décrites si minutieusement par les écrivains sacrés, alors qu’il n’occupera que peu d’années ? C’est qu’il sera la conclu­sion de toute l’histoire de l’Église et du genre humain ; c’est qu’il fera ressortir, avec un éclat suprême, le caractère divin de l’Église.
Toutes ces prophéties ont d’ailleurs pour but incontesta­ble de fortifier l’âme des croyants dans les jours de la grande épreuve. Toutes les secousses, toutes les épouvantes, toutes les séductions qui viendront les assaillir, ayant été si exactement prédites, formeront autant d’arguments en faveur de la foi combattue et proscrite. Elle s’affermira en eux, précisément par ce qui devrait la détruire.
Mais nous avons nous-mêmes de grands fruits à retirer de la considération de ces événements étranges et redouta­bles. Après en avoir parlé, Notre Seigneur dit à ses disciples : Veillez donc et priez, pour que vous soyez trouvés dignes de fuir ces choses qui surviendront dans (avenir, et de vous tenir debout en présence du Fils de l’homme. (Luc, XXI, 36.
Ainsi donc, l’annonce de ces événements est un solennel avertissement donné au monde : Veillez et priez, pour ne pas entrer en tentation. (Matt., XXVI, 41.
Vous ne savez pas quand ces choses arriveront : veillez et priez, pour ne pas être surpris.
Vous savez que dès maintenant la séduction agit sur les âmes, que le mystère d’iniquité fait son œuvre, que la foi est réputée un opprobre (s. Grég.veillez et priez, pour conser­ver la foi.
Voici l’heure de la nuit, l’heure de la puissance des ténè­bres : veillez afin que votre lampe ne s’éteigne pas, priez afin que l’engourdissement et le sommeil ne vous gagnent pas.
Mais plutôt levez vos têtes vers le ciel ; car l’heure de la rédemption approche, car les premières lueurs de l’aube blanchissent déjà la nuit. (Luc, XXI, 28.
III. – Après avoir parlé des enseignements, disons un mot des consolations.
Jamais on n’aura vu le mal plus déchaîné ; et en même temps plus contenu dans la main de Dieu.
L’Église, comme Notre Seigneur, sera livrée sans défense aux bourreaux qui la crucifieront dans tous ses membres ; mais il ne sera pas permis de lui briser les os, qui sont les élus, pas plus qu’à l’agneau pascal étendu sur la croix.
L’épreuve sera limitée, abrégée à cause des élus ; et les élus seront sauvés ; et les élus, ce seront tous les vrais humbles.
Enfin l’épreuve se terminera par un triomphe inouï de l’Église, comparable à une résurrection.
Dans ces temps-là, et même parmi les préludes de la crise suprême, elle verra se convertir les restes des nations. Mais sa plus vive consolation sera le retour des juifs.
Les juifs se convertiront, soit avant soit durant le triom­phe de l’Église ; et saint Paul, qui annonce ce grand événe­ment, ne se tient pas de joie en en contemplant les suites.
On le voit, la parole des Psaumes peut s’appliquer ici à l’Église : Suivant la multitude des afflictions qui ont rempli mon cœur, vos consolations, Seigneur, ont réjoui mon âme.

DRAMMA DELL'ESEGESI MODERNA 2






Estratto dal libro 

MITI E REALTA'

del Servo di Dio Mons. PIER CARLO LANDUCCI(una nota biografica del Servo di Dio in fondo a questo documento)

Scaricabile in Totus Tuus
_______________

IL VANGELO DELL'INFANZIA



UN ARBITRARIO GENERE LETTERARIO

     Nel quadro generale del problema critico della storicità dei Vangeli, è sorto il problema particolare della storicità del così detto Vangelo della infanzia di Gesù, ossia dei primi due capitoli di S. Matteo e di S. Luca, che narrano la storia dell'infanzia del Signore. Particolarmente chiamato in causa è Luca, più diffuso e circostanziato. In Francia una recente vita di Gesù ha saltato a piè pari la storia dell'infanzia. A Roma un illustre esegeta proclamava solennemente che gli studi fervono ancora in proposito: la cosa quindi è ancora sub iudice, la Chiesa non si è pronunciata. Un altro biblista riferendosi, in particolare, all'ultima Istruzione della Pont. Comm. Bibl. sulla verità storica dei Vangeli (21 aprile 1964), ha affermato che essa non aveva ritenuto opportuno esprimersi sulla storicità dei dettagli dei racconti dell'infanzia, il che andrebbe interpretato - secondo tale biblista, che è passato tranquillamente dal silenzio alla negazione - come ammonimento a non dare peso a quei particolari storici.
     

mercoledì 28 agosto 2013

Controversia dei riti cinesi


La Controversia dei riti cinesi è una celebre diatriba teologica sorta sotto il pontificato di papa Gregorio XV agli inizi del Seicento, che si è protratta per circa un secolo e mezzo.
Affine e contemporanea alla Questione dei riti malabarici, che interessò l'India, sorse in occasione dei viaggi che gruppi di missionarioccidentali compirono in Estremo oriente con l'obiettivo di evangelizzare i popoli dell'area. Fu il Visitatore gesuita padre Alessandro Valignano a teorizzare per primo il modello di inculturazione per raggiungere lo scopo, il primo ad adottarlo nelle Indie ed in Giappone ed a diffonderlo tra i missionari in Asia, molti dei quali suoi allievi, col suo "Manuale per i missionari in Giappone". Il problema di fondo è dato dalla difficoltà ad adattare i principi cristiani alla civiltà delle varie nazioni. È significativa questa raccomandazione di Propaganda Fide nel 1659:
« Cosa potrebbe essere più assurdo che trasferire in Cina la civiltà e gli usi della Francia, della Spagna, dell'Italia o di un'altra parte d'Europa? Non importate tutto questo, ma la fede che non respinge e non lede gli usi e le tradizioni di nessun popolo, purché non siano immorali. »
(Istruzione per i vicari apostolici della Cocincina, del Tonchino e della Cina (1659), in Sacrae Congregationis de Propaganda Fide memoria rerum, vol. III/2, Rom-Freiburg-Wien, Herder 1976, pp. 696-704; cfr. Jean Guennou, L'Instruction de 1659 aux vicaires apostoliques français, in Les missions catholiques, nuova serie, IX, 1959.)

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